Il Tirreno

Pisa

Riflessioni in nerazzurro

Il Pisa è un gruppo, anche quando si ribella alle ingiustizie: il jolly nerazzurro è la compattezza

di David Biuzzi

	Chi sale e chi scende: a sinistra Barba, a destra Tramoni 
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Chi sale e chi scende: a sinistra Barba, a destra Tramoni 

La truppa di D’Angelo si è unita di fronte al fato avverso tenendo botto ai galletti pugliesi; ma anche fuori, con quella intercettazione saltata fuori dagli atti dell’inchiesta Prisma col dirigente Paratici che cerca di inserirsi nell’affare Lucca e la società che imperterrito va avanti per la sua strada

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Ciò che trasforma la vita in una benedizione non è fare quello che ci piace, ma farci piacere quello che facciamo. È una lezione che arriva non da uno qualunque, ma da Johann Wolfgang von Goethe (più semplicemente Goethe), uno dei più grandi letterati tedeschi (1749-1832) che di perle al mondo ne ha regalate parecchie. Questa insegna che non è del tutto vero che, come canta Luciano Ligabue, chi si accontenta gode così così. 

No, perché nel caso del Pisa farsi piacere quello che è stato fatto, a Bari, non è poi neanche così difficile. È vero, la superiorità dimostrata per 75 (e passa) minuti, cioè fino all’espulsione di Rus, poteva e anzi doveva portare a qualcosa di più del pareggio. Ma le partite di minuti ne durano 90 e gli episodi pesano. Come, appunto, la giusta cacciata dal romeno, ma anche l’ingiustizia di quell’evidente calcio di rigore non concesso in precedenza (all’11’ della ripresa) per il pugno in faccia del portiere Caprile a Touré. Due momenti che, appunto, sul match hanno pesato assai ma che potevano anche scrivere tutta un’altra storia. Ovvero interrompere una striscia di risultati utili ora sbarcata in doppia cifra (sono 10) e dare un senso diverso alla classifica (nella parte bassa hanno fatto tutte punti, molte addirittura il pieno) e alle prospettive.

Ma, e qui entriamo nel mondo di un altro leader (forse il “lider maximo”) del rock italiano, c’è chi dice no. E i nerazzurri, in questi ultimi giorni, al coro firmato Vasco Rossi si sono aggiunti più volte e su più campi. Su quello di gioco, infatti, la truppa di D’Angelo si è compattata di fronte al fato (decisioni arbitrali incluse) avverso tenendo botto ai galletti pugliesi; ma anche fuori, con quella intercettazione saltata fuori dagli atti dell’inchiesta Prisma (sulla Juventus) col dirigente Paratici che cerca di inserirsi nell’affare Lucca e la società (nella persona dell’ad Giovanni Corrado) che imperterrito va avanti per la sua strada. Segnali di forza e forza di volontà che riportano ancora una volta a Goethe e alla sua “benedizione”.

Naturalmente questo non significa che l’universo Pisa sia diventato di colpo quello ideale. Come accennato, infatti, i primi 75 minuti della sfida del San Nicola facevano sperare anche in qualcosa di più e qualcosa di meglio. Ma se stavolta fase difensiva e compattezza sono state esibite ai massimi livelli, al Pisa differente (dal solito) davanti qualcosa è mancato: l’ultimo passaggio, l’ultima scelta. Non a caso il Pisa ha concluso poco (e male) per la mole di gioco espressa. Anche questa volta, dunque, qualcosa è mancato. D’altra parte si sa, la perfezione non è cosa di questo mondo.

Continuare a inseguirla, però, è quello che ti rende migliore. E naturalmente va rincorsa, la perfezione, insieme a Goethe. Cioè continuando a farci piacere quello che facciamo.

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