Sicurezza
C’è anche un Pisa differente, coriaceo e capace di soffrire
A Bari non trova l’acuto davanti ma è molto solido e tiene botta anche in 10 contro 11. E sul risultato pesa come un macigno un calcio di rigore non dato per fallo su Touré
BARI. Avere la botte piena e la moglie ubriaca, lo insegna la saggezza popolare, non è cosa di questo mondo. Al netto di questa certezza, però, l’importante è mantenere sempre almeno una delle due componenti. Ed è proprio quello che accade al Pisa, che al San Nicola – domenica 4 dicembre - non vince perché cade nel peccato della leziosità in avanti ma neanche perde perché scopre una solidità che era fedele compagna della passata stagione, ma che in questa si era visto solo a rari e sporadici tratti.
C’è da accogliere con favore, insomma, lo 0-0 di Bari. Anche se alla fine, onestamente, l’amaro in bocca c’è. E per almeno due validi motivi. Il primo è che i nerazzurri per 75 minuti, cioè fin quando si gioca in parità numerica, lasciano la sensazione non solo di essere superiori ma anche di poter segnare tutte le volte che vengono avanti e se non lo fanno è per demeriti propri (la leziosità, appunto); la seconda è che all’appello manca un rigore grosso come una casa. Quello del minuto numero 11 della ripresa, per essere precisi, quando Caprile, in uscita alta, rifila un cazzotto in faccia a Touré. È lo stesso contatto Szczesny-Messi di Argenatina-Polonia di pochi giorni fa. Azione, quella, che portò al penalty, poi parato dallo juventino, Stavolta, invece, l’arbitro Cosso (di Reggio Calabria) riesce a non vedere, al Var commette lo stesso (grave) errore Marini (sezione Roma 1) è ingiustizia è fatta.
Detto questo la partita è sostanzialmente spaccata in due. La prima si gioca fino al 31’ della ripresa e vede i nerazzurri fare quasi tutto bene e comunque tutto meglio dei pugliesi. D’Angelo, infatti, presenta il 4-3-2-1 nella versione ibrida, cioè quello che diventa 3-4-2-1 in fase di costruzione stringendo Hermannsson (al via schierato terzino destro), allargando Touré e alzando Beruatto. Un meccanismo complicato solo da raccontare, perché Mastinu (preferito a Marin e capitano di giornata) e soci lo interpretano bene. La palla scorre bene, il Bari fatica a rincorrere tutti. Torregrossa fa il regista offensivo e i trequartisti avrebbero gli spazi giusti per colpire. Già, avrebbero. Perché in realtà sono molto più fumo che arrosto, non trovano mai la giocata giusta, quella che serve, e il predominio nel gioco (netto) non si traduce in grandi occasioni. Stavolta, però, dietro i nerazzurri fanno buona guardia e anche i padroni di casa, nel primo tempo, sparano poco e sempre a salve.
In avvio di ripresa provano a spingere di più, i locali, ma cambia poco. Anzi, è ancora il Pisa a essere più insidioso con il mancato e già descritto rigore e con un altro tentativo di Touré (16’) murato dal portiere. Dal 19’, invece, parte la giostra dei cambi ma a cambiare veramente l’andamento della gara è Rus. Al 30’, infatti, il romeno macchia un’ottima prova guadagnandosi il sacrosanto secondo giallo per un’entrata su Folorunsho sulla trequarti. È lo stesso difensore a salvare su Botta sul proseguimento dell’azione, ma appena la palla esce (31’) scatta il secondo giallo. Fa il paio con quello rimediato al 28’ del primo tempo per un altro fallo lontano dalla zona rossa. E rosso è proprio il cartellino che il giocatore rimedia lasciando il Pisa in 10. Sul seguente corner di Botta l’incornata di Pucino finisce contro la traversa dando il via a una sorta di arrembaggio pugliese. D’Angelo con le ultime sostituzioni passa così al 5-3-1, vanificando l’eventuale impatto degli attaccanti freschi (Gliozzi e Sibilli) sul match, ma arroccandosi bene. Il Bari preme, sì, ma punge solo dalla media (Benedetti scheggia la traversa al 40’) e lunga (Botta trova la risposta in tuffo di Livieri al 42’) distanza. Il resto è sì sofferenza, ma relativa.
Così il Pisa incassa un punto che forse rallenta la rimonta ma che soprattutto allunga la serie utile (ora in doppia cifra: quota 10 turni) e tiene a distanza dalle sabbie mobili. Già, botte piena e moglie ubriaca insieme non si possono avere. Ma, e chi ha visto il film “The fast and the forious” lo sa, è meglio avere il 50% di qualcosa che il 100% di niente.
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