Il dolore
Pisa avanti un passo alla volta
In casa del Cagliari accarezza l’impresa e colpisce con un altro squillo targato Morutan Poi incassa il pari e barcolla ma allunga ancora la serie positiva e continua la sua risalita
CAGLIARI. Un passo alla volta mi basta, diceva il Mahatma Gandhi. E la lezione del padre dell’India può valere, anzi vale anche per il Pisa. Che in casa del Cagliari accarezza l’impresa, ne annusa il profumo ma poi rischia anche di lasciarci le penne. Il pari che ne esce alla fine, così, va bene. Certo non è né può essere il piccolo passo per un uomo ma grande per l’umanità di Neil Armstrong sulla Luna però nel percorso che la truppa nerazzurra ha avviato con il ritorno al timone del condottiero Luca D’Angelo ha un senso e un peso.
Prima di rimpiangere quello che (a Cagliari) poteva essere e non è stato, insomma, forse è meglio concentrarsi su quello che è stato fatto: dallo scomodo e triste ultimo posto al primo della seconda metà della classifica. Non è poco, non è male. Come non è male quello che il Pisa combina in Sardegna. Anzi, l’avvio è davvero tanta roba. Dal frullatore di D’Angelo escono quattro novità nell’undici di partenza (Calabresi, Rus, Traorè e Tramoni) mentre Glio azzi (problemi muscolari) non è neanche in panchina. In campo, però, c’è un branco di belve affamate. Sono i nerazzurri (vabbè, in realtà la maglia è gialla ma cambia poco) che assaltano, letteralmente assaltano qualsiasi avversario abbia il pallone tra i piedi. I primi 7/8 minuti, in sostanza, si consumano nella trequarti dei padroni di casa e già al 2’ Tramoni, dopo un suo recupero palla altissimo e lo scambio con Morutan, ha la palla del gol dell’ex ma spara a salve e Radunovic rimedia. Per il primo segnale di vita dei rossoblù bisogna “saltare” al minuto numero 18, quando Viola imbecca Lapadula che sfiora il gol (i replay, però, rivelano che la rete sarebbe stata annullata, dal Var, per fuorigioco). Episodi a parte è sempre il Pisa ha fare più e meglio, tanto che negli spogliatoi, all’intervallo, si rientra con l’eloquente colonna sonora dei fischi del pubblico di casa. Al rientro copione e interpreti sono gli stessi. E anche l’andamento. Solo che stavolta i nerazzurri passano davvero. Accade al 3’, quando Altare sbaglia il retropassaggio al suo portiere, ma è impressionante e indicativo quello che fa Morutan: prima ancora che il pallone arrivi tra i piedi del difensore, infatti, parte a razzo verso l’estremo difensore di casa, ci arriva prima, dribbla il serbo in scioltezza e appoggia in rete il terzo sigillo personale della settimana.
Il più sembra fatto, insomma. Tanto che ad avvicinarsi i sardi al pari è... Torregrossa che di testa (dopo un corner) manda la palla contro l’incrocio dei pali della sua porta. Il primo giro di cambi, però, premia proprio la truppa di casa perché l’impatto di Luvumbo sul match è tanta roba. Il Pisa finora ha retto bene ma ha sempre concesso cil cross dalla proprio sinistra, dove i rossoblù sono spesso in superiorità numerica, con inserimenti non adeguatamente coperti dalla parte opposta. Esattamente quello che succede al 23’, quando Luvumbo crossa e Lapadula sfila dietro a Rus e, con Calabresi troppo largo, incorna il pallone del pari. È una fiammata improvvisa, anche se in qualche modo annunciata, che cambia il volto della gara. Ora, infatti, il trend è tutto del Cagliari. Ma al 26’ Livieri stoppa Viola (imbeccato ancora da Luvumbo) e D’Angelo corre ai ripari. Sganciando Mastinu e Ionita, infatti, passa al 4-4-2. E la doppia cerniera laterale, di fatto, blocca la velleità della Liverani-band. Gli ultimi squilli, così, tornano a essere nerazzurri: Sibilli fuori misura al 35’, paratona di Radunovic su acrobatica “bicicletta” di Touré al 40’ e destro largo di “Tano la trottola” Masucci al 49’.
L’impresa ci stava, insomma. Ma, come recita una vecchia massima attribuita a Giulio Cesare, se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico. E alla fine il Pari arriva alla sosta allungando la striscia di risultati positivi, ancora imbattuto nella gestione D’Angelo e con una panorama davanti ben diverso e molto più bello di quello del precedente stop. Sono passati due mesi, mica una vita, ma per tante cose sembra un secolo.
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