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Calcio: Serie B

Al Pisa servirebbe un giro in bici con Einstein per superare la coperta corta

Al Pisa servirebbe un giro in bici con Einstein per superare la coperta corta

O pungente o solido: il percorso non è ancora completato

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Come vivere dentro a un dilemma che risale alla notte dei tempi. Capita al Pisa, oggi invischiato nella teoria della coperta corta. E dunque nella necessità di decidere se lasciare scoperti i piedi (calcisticamente parlando la difesa) o la testa (l’attacco). Cioè, come psicologia spiega, stare tra due possibilità imposte. La scelta, insomma, non è il frutto di una riflessione ma di una limitazione. Quindi la soluzione diventerà comunque fonte di frustrazione.

E proprio frustrante, in qualche misura, è stato il pareggio di Benevento. Che in sé non è un risultato pessimo e neanche brutto. Eppure quel fastidioso sapore di rammarico lo ha lasciato. In altri tempi, con un altro Pisa, la partita del Vigorito andrebbe direttamente nel cassetta contrassegnato dalla targhetta “occasioni perse”. Perché la sensazione, forte, è che il Benevento fosse vulnerabile, fragile. Ne avesse meno nella testa e delle gambe, rispetto ai nerazzurri, e che osando qualcosina di più fare bottino pieno non sarebbe stato un problema. È mancato forse un pizzico di coraggio, perché ad esempio poteva essere, e sembrava, il momento giusto di giocarsi la carta della coppia d’oro Gliozzi-Torregrossa. Non l’ha visto così Luca D’Angelo, che ha ruotato tutti (o quasi) i giocatori offensivi a disposizione (mossa che contro il Modena aveva pagato e pagato bene) ma senza far saltare il banco.

Un eccesso di prudenza? Forse. Anche se probabilmente è stato figlio della situazione attuale. Anche il più scadente manuale di sopravvivenza, infatti, insegna che per uscire dalle sabbie mobili bisogna non bisogna provare a fare un lungo passo avanti, perché in realtà i piedi si bloccherebbero, ma muoversi di continuo. Una metafora che calza a pennello, perché la situazione attuale (ovvero la classifica) dice chiaramente che un passo falso nella città delle Streghe avrebbe riportato i nerazzurri sul fondo. Di nuovo con l’acqua, o se preferite la sabbia, alla gola.

Così, alla luce dei fatti, aver badato al sodo non è stato un male. Anzi. Per una volta la scena se la sono presa quelli del pacchetto arretrato, ma certo deve arrivare il giorno in cui quella benedetta coperta coprirà sia piedi che testa, in cui osare non sarà così rischioso. Perché lo consentirà la classifica, ma anche l’equilibrio finalmente e definitivamente trovato.

Il percorso, dunque, non è finito. Non ancora. La prossima tappa (all’Arena col Cosenza) può e deve diventare un nuovo passo avanti. In classifica, certo, ma non solo. Perché il Pisa deve fare propria una delle lezioni di Albert Einstein: la vita, diceva il padre dell’equazione più famosa al mondo (quella tra energia e massa, per intendersi) è come andare in bicicletta: per mantenere l’equilibrio devi muoverti. l

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