Il dolore
Al Pisa un punto e rimpianti
A Benevento allunga la striscia positiva e per la prima volta non incassa gol in trasferta. Però resta il rammarico di non aver osato contro un avversario in grande difficoltà
BENEVENTO. Non dispiacerti di ciò che non hai potuto fare, rammaricati solo di quando potevi e non hai voluto. Già, serve il pensiero di Mao (sì, proprio lui, il Mao Tse-tung padre della rivoluzione e Repubblica popolare cinese) per fissare lo stato d’animo e il sapore che ti lasciano in testa e nella bocca il pari di Benevento. Perché è un altro risultato utile che allunga a quota 6 (partite) la striscia positiva, perché è la prima trasferta senza gol al passivo, perché di trappole ce n’erano tante e i nerazzurri sono bravi a evitarle tutte. Insomma ci sarebbero, anzi ci sono tanti motivi per sorridere. Eppure ad accompagnarli c’è anche un pizzico e forse pure qualcosina di più di rammarico.
Fosse stata boxe, infatti, nessun dubbio sul verdetto dei giudici: ai punti avrebbe nettamente vinto il Pisa. Che rispetto ai sanniti ne ha di più. Nella testa, nelle gambe e sotto il profilo della qualità. Non aver approfittato di un Benevento falcidiato dalle assenze (10) e invischiato in una crisi (di nervi, di gioco) quasi totale qualche cattivo pensiero lo fa nascere. Eppure in avvio i nerazzurro provano subito ad approfittarne. Luca D’Angelo (che stavolta non rischia Nicolas e affida i pali a Livieri) ritrova Mari in mezzo e si gioca la carta Morutan nella coppia alle spalle di Gliozzi. L’abito è ancora il 4-3-2-1 liquido (3-4-3 in impostazione) e in un amen sono i nerazzurri a prendere in mano la direzione dei lavori. I sanniti, come detto, hanno la quota assenze in doppia cifra, ma comunque presentano al via 11 calciatori di (buon) li vello. Cannavaro li schiera con il 3-4-2-1 ma nei primi minuti è Morutan il più vivace. Il Pisa ne giova e comanda. Non affonda, però e piano piano entra in partita anche la truppa di casa. Touré impegna Paleari al 28’ Gliozzi spara a salve da buona posizione subito dopo, mentre il Benevento spinge con la catena di destra (Improta-Letizia) ma dietro e in mezzo i nerazzurri concedono le briciole e Livieri è (quasi) uno spettatore non pagante.
Il secondo tempo inizia con gli stessi interpreti e anche lo stesso copione del primo. Ovvero Pisa ha guida il gioco e sembra poter passare da un momento all’altro. Al 3’, infatti, Morutan spara da posizione defilata e trova Paleari mentre sul seguente corner è il legno della traversa (che forse trema ancora) a salvare i campani: lo timbra Beruatto, con una terrificante botta da fuori. Ora sembra una gara a senso unico. Già, sembra. Perché al Pisa manca il colpo risolutivo e i padroni di casa si aggrappano a all'unico aspetto in cui non sono inferiori (e manco superiori) la lotta per restare aggrappati al match e riportarlo sui binari dell’equilibrio (favoriti anche dai troppi interventi del direttore di gara). D’Angelo, allora, prova a intervenire coi cambi. Ionita rivela Marin (fermato da noie muscolari) e Tramoni fa lo stesso con Sibilli al 12’, mentre poco dopo (19’) tocca anche a Torregrossa. Il bomber che segna ogni 25 minuti ne ha 30 (recupero incluso) a disposizione, ma il tecnico lo sgancia per Gliozzi rinunciando a giocarsi la carta del doppio centravanti. Poteva starci l’attacco pesante? La sensazione è quella, ma la risposta non lo sapremo mai. Fatto sta che il copione non cambia. Neanche con Masucci (per Morutan) e Esteves (per Calabresi) al 29’. Anche Cannavaro sceglie di inserire forze fresche e passa al 3-5-2. Nell’ultimo spicchio di match, però, c’è spazio solo per un sospetto mani di Pastina (in contrasto su Masucci) che però né arbitro né Var confermano esserci stato.
Così Cannavaro chiude la sua prima uscita senza incassare reti e il Pisa con oltre il 60% di possesso palla e quel rimpianto già descritto. Ma alla fine, forse, più che a Mao (da slì siamo partiti, ricordate?) è meglio pensare a Paolo Coelho: se non ti fermano mentre ti allontani allora continua a camminare; guarda avanti, senza voltarti. E il proprio questo sta facendo: continua a camminare.
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