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Giulia, la voce Rai del Volley è pisana: «Egonu? La pressione ad alti livelli va saputa gestire»


	Giulia Pisani
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Giulia Pisani

La Serie A e poi il ritiro per i continui dolori alla schiena. Oggi commenta la nazionale azzurra

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PISA. La felicità a volte sta nelle cose semplici. E quando una porta sembra chiudersi ecco che se ne apre un’altra che ti regala serenità e soddisfazioni. Questo è un po’ il percorso che ha fatto la pisana Giulia Pisani, di Pontasserchio, pallavolista arrivata fino alla nazionale ma costretta al ritiro tre anni fa per i continui problemi alla schiena e poi diventata una delle voci più brillanti delle telecronache di pallavolo.

Giulia, che si è laureata campionessa del mondo Under 20 nel 2010 ed è arrivata anche a giocare a buoni livelli nel beach volley, ha raccontato per la Rai i recenti mondiali di pallavolo in Olanda terminati al terzo posto dalla nostra nazionale. Adesso è già pronta per commentare il campionato femminile iniziato sabato scorso.

«L’esperienza dei mondiali è stata bellissima– spiega –. È una cosa completamente diversa rispetto alle Olimpiadi, che è più un’esperienza a 360 gradi, mentre qui ti immergi completamente nella pallavolo di altissimo livello. Mi sono sentita anche parte della squadra azzurra, visto che con tante ragazze siamo state avversarie e con qualcuna compagne di squadra fino a pochi anni fa. Qualche lacrima l’ho anche versata dopo la sconfitta in semifinale con il Brasile perché capisco cosa c’è dietro a quella sconfitta. Sei mesi di lavoro e grandi sacrifici».

Resta una grande delusione?

«L’Italia era la favorita dopo la vittoria nell’europeo e nella Vnl (Volleyball nations league, nda). Non sempre la nostra nazionale ha giocato ad alti livelli questo torneo. La Serbia ha vinto con merito ma mi sarebbe piaciuto vedere la finale Italia-Serbia. Il terzo posto è pur sempre un bronzo mondiale e gli va dato comunque il giusto valore. Non c’è nulla di scontato».

Che idea si è fatta delle polemiche su Paola Egonu?

«Paola è una campionessa. Il suo sfogo ci può stare, anche se devi sempre stare attenta a quello che dici. Il favore più grande che gli si possa fare è smettere di metterla continuamente al centro dell’attenzione. Non è facile a soli 23 anni gestire tutto questo. Va detto che il nostro mondo deve capire che se vogliamo crescere dobbiamo mettere in preventivo che aumentano anche le pressioni. Il grande pubblico deve esserci ma va saputo gestire».

Venendo invece al suo percorso personale, la scelta di fare la telecronista è definitiva o potremo rivederla nel mondo della pallavolo giocata?

«Sto iniziando il mio quarto anno in questa nuova veste e mi trovo molto bene. Mi piacerebbe continuare nel mio percorso come commentatrice Rai, vorrei però anche ritagliarmi spazi all’interno di una società sportiva per continuare il mio percorso dirigenziale che ho iniziato con la Nazionale Under 16 femminile come team manager».

Che salto è stato quello dal campo al commento tecnico?

«Meno difficile del previsto. Per me questo mestiere è una figata pazzesca perché mi permette di stare nel mondo della pallavolo e di viaggiare tantissimo. Per questo devo ringraziare la Rai per l’opportunità. Come si dice, scegli il lavoro che ti piace e non lavorerai mai».

Serve una preparazione diversa rispetto al campo? «Il fatto di aver giocato per tanti anni da centrale mi ha aiutato molto nel capire quello che succede in campo. Inoltre penso di avere una buona abilità nel parlare, anche se all’inizio ero un pezzo di ghiaccio, e negli anni mi sono sciolta molto. La preparazione c’è, anche perché guardo tantissime partite e mi tengo costantemente aggiornata». Qualche ricordo dei suoi inizi proprio nella nostra provincia?

«Ho iniziato a giocare nella palestra delle medie di Pontasserchio, poi a San Giuliano e poi la prima svolta importante è stata a Casciavola quando ho esordito giovanissima in B2. Sono ricordi bellissimi».

Rimpianti?

«In quattro anni mi sono ritrovata in A1 e forse il mio rimpianto è proprio quello di aver bruciato le tappe troppo in fretta. A 19 anni ho vinto tutto a Busto Arsizio ma forse non mi rendevo neppure conto di quello che mi stava succedendo intorno. Forse era meglio fare uno step alla volta. Ora però sono felice del mio lavoro, e va bene così. Il mio passato in campo oggi mi è utile per quello che faccio».

 

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