Il dolore
Ora è liquido il calcio del Pisa: D’Angelo e la capacità di cambiare senza stravolgere
Il modulo è solo una base di partenza: il sistema di D’Angelo si adatta a fasi ed esigenze. E il tourbillon degli attaccanti (sostituzioni incluse) sta producendo risultati eccellenti
PISA. Tra calcio e calcio-balilla, il caro vecchio calcino di ogni bar o circolo che si rispetti, le differenze sono assai. Undici contro undici in entrambi i giochi. Ma sul terreno verde gli stessi undici hanno libertà d’azione, intesa come pensiero e movimento. Così quando si etichetta una squadra con uno schema, dal basico 4-4-2 alle più sofisticate varianti sul tema, non sarà mai e poi mai fisso e immutabile come il difficilmente replicabile 2-5-3 (l’11°, ovviamente, è il portiere) del gioco nato in Europa tra la prima e la seconda guerra mondiale (tanti i Paesi che ne rivendicano l’origine, di sicuro la produzione industriale iniziò in Francia, a Marsiglia, nel 1947). Non fa eccezione il Pisa targato Luca D’Angelo che, anzi, sembra quasi viaggiare in direzione diametralmente opposta.
Cambiare e adattarsi
Tra i segreti della riscossa nerazzurra, infatti, c’è un concetto, un modo di interpretare il calcio, che il condottiero aveva già fatto proprio nella sua fortunata prima gestione, ma che ora sembra addirittura aver affinato e perfezionato. È la capacità di cambiare, di adattarsi alle situazioni coprendo il campo in modi diversi. È emerso chiaramente domenica scorsa, nella sfida interna contro il Modena, ed è stato uno degli ingredienti che hanno portato al sospirato primo successo interno. Il Pisa, infatti, ha iniziato con una sorta di 4-3-1-2 ben identificabile sulla partenza dell’azione avversaria. Quando, cioè, il trequartista Matteo Tramoni arretrava di qualche metro per schermare il play avversario Gerli a rendere più ardua la costruzione del gioco avversaria. Quando, invece, era Nicolas a rimettere la palla in gioco, e cioè con i nerazzurri a dover imbastire l’azione, ecco Calabresi accentrarsi per una costruzione a tre, con Touré largo e Beruatto più alto a presidiare gli esterni, con i tre giocatori d’attacco (Tramoni, Gliozzi e Sibilli) a spalmarsi tra prima linea e trequarti dando sempre uno sbocco.
Il calcio liquido
Una sorta di teoria della società liquida del sociologo Zygmunt Bauman applicata al pallone, insomma, con la sostanziale differenza che la prima fotografa lo smantellamento delle sicurezze e il passaggio a una vita sempre più frenetica, mentre la versione calcistica di D’Angelo le certezze le toglie, o dovrebbe farlo, agli avversari. I numeri, ovvero i gol realizzati, dicono che sta succedendo davvero. Perché dal giorno del ritorno in cattedra del tecnico solo il Parma è riuscito a uscire indenne dallo scontro coi nerazzurri. Dieci gol segnati in quattro partire, ovvero 2,5 a gara, però sono un segnale forte è chiaro. Almeno in fase d’attacco, insomma, il moto perpetuo sta dando i suoi frutti. Merito, naturalmente, anche della qualità degli interpreti (perché là davanti, per chi non la sapesse, il Pisa è davvero tante roba)e della profondità della rosa degli attaccanti.
Il tourbillon
Quindi anche il cambio di reparto, in blocco o quasi, dopo un’ora di gioco è e probabilmente resterà una costante. Il tourbillon (letteralmente in francese significa proprio “vortice” delle punte garantisce proprio freschezza, nelle gambe e nella testa, per 90 e passo minuti. E stare dietro a tutti, per gli avversari, non è certo facile.
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