Il Tirreno

Pisa

Calcio: il lutto nerazzurro

Pisa, Claudio Di Prete ricorda Cannata. «Quanti bellissimi momenti con Enrico e Barbana»


	Claudio Di Prete 
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Claudio Di Prete 

Il Pisa giocherà al Barbera di Palermo con il lutto al braccio

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PISA. Quel numero otto sulle spalle, la maglia bianca con le bretelle nerazzurre e la falcata tipica di un centrocampista all’avanguardia per il calcio di fine anni Settanta. La morte a 69 anni di Enrico Cannata – venerdì 14 ottobre sono in programma i funerali a Parma, sabato alle 14 prima della gara Palermo-Pisa sarà osservato un minuto di raccoglimento e il Pisa scenderà in campo con il lutto al braccio– ha fatto aprire il libro dei ricordi a tanti ragazzi di allora che oggi portano i capelli bianchi o brizzolati.

La mente è andata soprattutto a quella squadra imparata a memoria come una filastrocca che riportò il Pisa dopo otto anni in serie B nella stagione 1978-79 con la vittoria finale a Pagani con gol decisivo di Giorgio Barbana che ci ha lasciato nel 2015. Quello del 1979 fu il primo trionfo dell’epopea di Romeo Anconetani. Un successo nato tre anni prima, quando il presidente era ancora Luigi Rota, con l’avvento del trio più amato dai pisani: “Barbana, Cannata, Di Prete sfondano la rete”. Coro sentito più volte all’Arena in quegli anni.
«Abbiamo avuto la fortuna di arrivare al posto giusto nel momento giusto – ci racconta Claudio Di Prete che era il “peperino” di quel trio offensivo. – Eravamo tre giocatori che si completavano alla perfezione perché atipici e imprevedibili».

Che compagno di squadra e che calciatore è stato Cannata?

"Era un giocatore di grande intelligenza. Veloce nel pensare il passaggio e vero uomo squadra. Sapeva sempre dove trovare il compagno smarcato. Grande mancino e ottimo tiro da fuori area. Aveva caratteristiche quasi da mezza punta».

Come è nata l’intesa tra voi?

«Un passo alla volta. Io sono arrivato in estate, Barbana alla terza giornata ed Enrico in autunno. Ci sono voluti tre anni per conquistare la serie B ma erano campionati molto più difficili di adesso. E cambiavamo spesso allenatori, tra l’altro tutti molto bravi, però la nostra intesa non ne risentiva».

La salvezza in B nel 1979-80 è stato un po’ il vostro regalo prima di lasciare il Pisa?

«Sì, anche perché è stata molto sofferta. Per certi versi la nostra partenza ricorda quella del Pisa di quest’anno. Sono convinto che con il ritorno di D’Angelo i nerazzurri risaliranno la china».

Una delle giornate più belle?

«Il 4-0 rifilato alla Cavese l’anno della promozione. Giocammo un calcio spettacolare».

Vi siete più rivisti con Enrico Cannata?

«Poche volte, ma quando accadeva era come in campo. C’era subito intesa. Lo ricordo insieme agli altri compagni per la festa dei 110 anni del Pisa. Ne ho parlato in questi giorni proprio con loro. Quando parliamo di Enrico, anche in giorni così tristi, ma anche di Giorgio emergono solo ricordi belli».

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