Sicurezza
«Vi racconto chi è Luca D’Angelo». Mirko Taccola, il legame col mister e il beach volley
L’ex difensore centrale nerazzurro conosce bene il tecnico originario di Pescara. «Lui è così, tanto cuore e gran carattere. Non è tornato a Pisa solo per la salvezza»
PISA. La strada per risalire è ancora lunga ma in tre settimane di lavoro Luca D’Angelo si è ripreso il Pisa. Anzi, non lo ha mai perso perché dopo quattro anni così intensi non poteva finire in quel modo.
Con le lacrime del 29 maggio scorso e la palla sulla traversa di George Puscas stampati negli occhi. Ed ecco che dopo due partite, nonostante una classifica ancora difficile, a Pisa è tornata la speranza. La gente che riempie l’Arena e a San Piero a Grado non si perde un allenamento quando le porte si aprono. Perché è vero che quattro punti in due partite sono importanti e la prima gara senza gol al passivo alza il morale, ma il segreto sta sempre lì. Nella coesione tra allenatore, squadra e pubblico. Sono bastati pochi gesti per ritrovare un gruppo vivo, che lotta su ogni pallone.
C’è fiducia anche perché per tanti pisani vedere D’Angelo sbracciarsi in panchina e urlare «movimento» era ormai diventata un’abitudine come il té delle cinque per gli inglesi. Perché certe sensazioni valgono più delle 170 panchine ufficiali con il Pisa – traguardo tagliato proprio con il Parma – dei giorni indimenticabili (vedi alla voce Trieste 2019), e di quelli più difficili. Il Pisa per risalire si aggrappa al suo omone e un ex nerazzurro che lo conosce bene come Mirko Taccola racconta perché, secondo lui, D’Angelo è l’uomo giusto al posto giusto.
«Senza voler togliere nulla a Rolando Maran, che è un buon allenatore e non posso giudicare per il poco tempo avuto a disposizione, D’Angelo è l’allenatore perfetto per Pisa perché la gente si riconosce in lui – spiega Taccola –. Pochi fronzoli, tanta umiltà e la personalità giusta. Parla poco ma lo fa attraverso i fatti. Mi ha colpito quando ha paragonato il Pisa al Real Madrid, si vedeva che non erano parole di circostanza. Lui qui sta benissimo».
Si intuiva che aveva la stoffa per diventare un allenatore?
«Noi non abbiamo mai giocato insieme ma lo conosco perché ormai vivo da tanti anni a Pescara. Potevamo giocare insieme nel 2006 quando lui venne acquistato dal San Marino( Taccola venne ceduto dalla squadra del Titano alla Ternana, nda). Si vedeva che era destinato a fare l’allenatore perché ha fatto tanti anni il capitano. Il segreto secondo me sta anche nella gavetta. Nelle categorie minori si imparano tante cose, vale anche per me che ho iniziato ad allenare da poco tempo in Eccellenza».
Qualche ricordo della vostra amicizia?
«Ci siamo divertiti tantissimo a giocare a beach volley. Lui è così come lo vedete tutti, una persona riservata ma trasparente. Ama molto il mare ed è legatissimo a Pescara».
Quanto è importante il ruolo del pisano Riccardo Taddei e di alcune figure del nuovo staff?
«Fondamentale. Taddei è un po’ un mini-D’Angelo. È più che un vice Riccardo, è un uomo in cui l’allenatore ripone un’enorme fiducia. Non a caso lavora con lui da tanti anni. D’Angelo ha fatto bene ad inserire nuove figure(un match analyst e un collaboratore di campo che parla inglese, nda) perché bisogna sempre crescere e imparare nuovi aspetti del calcio».
Dove può arrivare il Pisa?
«È una buona squadra, ma intanto deve risollevarsi un passo alla volta. Tutto è ancora in ballo. D’Angelo non è tornato per lottare per la salvezza».
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