Il dolore
Il Pisa suda, lotta e ha carattere: la flebo D'Angelo rivitalizza i nerazzurri
ll pareggio a reti bianche col Parma racconta che il bicchiere è più che mezzo pieno: la squadra soffre quando c’è da soffrire e morde (due pali) tutte le volte che può farlo
PISA. Tra le tante perle di saggezza lasciate in eredità all’umanità dallo scrittore e filoso cinese Laozi (conosciuto anche come Lao Tzu, Lao Tse, Lao Tze o Lao Tzi), vissuto nel VI secolo avanti Cristo e fondatore del taoismo, ce n’è una che racconta bene il successo di Pisa-Parma: anche un viaggio di mille miglia inizia con un piccolo passo. E se oggi è difficile anche solo ipotizzare dove porterà quello dei nerazzurri, dentro lo 0-0 dell’Arena Garibaldi-Anconetani – maturato nel pomeriggio di sabato 8 ottobre – ci sono davvero tante cose positive.
La principale è che oggi, il Pisa, è un’altra squadra. Neanche parente di quelle che ha balbettato in avvio di stagione, dando corpo a incertezze anche cattivi pensieri. Infatti, contro un avversario di cilindrata importante (sicuramente superiore a livello strettamente tecnico) gioca una partita di grande sostanza, soffrendo quando c’è da soffrire e provando a colpire non appena diventa possibile. La partita vera di una squadra vera, insomma. Ecco perché, anche senza acuto, il pareggio stavolta somiglia maledettamente a un bicchiere mezzo pieno. Forse anche qualcosa di più. Il blitz di Perugia, infatti, non era figlio del caso, ma di un cambio di scena che Luca D’Angelo ha saputo portare in fretta e con costrutto. Ripartendo dalle cose semplici, come il calcio di richiede, e dalle certezze. Quella acquisite nel tempo e quelle che si stanno aggiungendo ora.
Con in Parma, infatti, ripropone il 4-3-2-1 del Curi con il ritorno di Marin (da capitano) in mezzo al traffico e l’inserimento di Ionita nella coppia (l’altro è il confermato Sibilli) in appoggio a Gliozzi. I ducali, invece, hanno una serie di assenze che stenderebbe un toro ma anche una rosa talmente ampia (e buona) che Pecchia conferma senza affanni il 4-2-3-1 ricco di qualità e palleggiatori.
E, non a caso, l’avvio è di marca ospite, coi nerazzurri che faticano a recuperare palla girando spesso a vuoto in mezzo e allungando troppo la distanza con il proprio riferimento offensivo. Proprio in un difficile inizio, però, emerge la prima nota lieta: il Pisa, questo Pisa, conosce il significato della parola sofferenza. Stringe i denti, si aggrappa a una difesa (confermata in blocco) dove stavolta è Canestrelli ad emergere con i panni del lader e aspetta che passi la tempesta. Contrariamente a quanto teorizzato da Giacomo Lepoardi, però, dopo non c’è la quiete. No, ci sono i nerazzurri, che al minimo accenno di calo degli ospiti addentano il match con la fame di chi vuole il massimo a tutti i costi. E il primo squillo, al 26’, rischia già di lasciare il segno: l’azione si sviluppa sulla catena di sinistra, con Barba che innesca Beruatto che serve Sibilli; il cross è dolce e preciso, Gliozzi lo incorna nei tempi e nei modi giusti ma la palla sbatte sulla traversa. Il gol non arriva, ma il segnale sì. Il Pisa ora macina, riparte e cerca sempre la verticalizzazione. Tanto da costringere gli emiliani a ripiegare su un più accorto 4-4-2. Il tempo si chiude con un altro legno timbrato dalla D’Angelo-band, ma stavolta (43’) a finire contro l’incrocio è un tiro-cross di Beruatto che assume una traiettoria velenosa. Il secondo tempo inizia con il 4-4-2 del Parma che, complici i cambi, è ancora più marcato. Ma anche con lo stesso copione del primo. E cioè con il palleggio emiliano che sembra poter scrivere la storia della partita (Inglese largo da buona posizione al 6’). Anche stavolta, però, il Pisa non è d’accordo. E lo dimostra ancora tenendo bene e facendo poi la voce grossa (incornata alta di Ionita al 13’, conclusione debole di Touré al 22’). Dal valzer dei cambi il Pisa stavolta ottiene poco (bene solo Esteves) ma nel finale, e non è un caso, sono proprio i nerazzurri a volere e a cercare di più il successo.
Che non arriva. Ma la “squadra che lotta” tanto richiesta dai tifosi con cori e striscioni ora c’è. Non a caso per la prima volta chiude senza incassare reti. E quindi sì, non si sa dove porterà il cammino, ma la sensazione è che possa diventare davvero un altro gran bel viaggio.
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