Attenzione
Pisa, è tornata la banda-D’Angelo
Gioca, corre, lotta, si batte e si sbatte: il nuovo inizio del Pisa è da stropicciarsi gli occhi. A Perugia passa con Gliozzi, poi spreca e incassa il pareggio ma si riprende in un amen
PERUGIA. Ogni giorno, insegna il Dalai Lama, è una nuova opportunità per ricominciare. E la banda D’Angelo coglia la prima. Lo fa sbancando il Curi con una quantità enorme di merito e riavvolgendo il nastro a qualche mese fa. Il Pisa di oggi, infatti, somiglia maledettamente a quello di ieri, a quello che ha accarezzato il grande sogno fino alla fine, al supplementare della finale dei playoff. È, cioè, una squadra che gioca, corre, lotta. Che si batte e si sbatte. Che difende e attacca con tanti uomini. Che sbaglia anche ma che sa quello che vuole e come prenderselo. Il nuovo inizio, insomma, è dolce come il miele e, intanto, vale l’attesa prima vittoria stagionale e i saluti allo scomodo ultimo posto. E dire che a Perugia la partita il Pisa deve vincerla non una ma due volte. Perché passa al primo squillo, ma poi fallisce una caterva di occasioni e occasionissime per allungare. A una manciata di minuti dalla fine, quindi, ci scappa la beffa del pari ma i nerazzurri ora non sono più piccoli e fragili come qualche settimana fa. No, rialzano la testa e stavolta tornano avanti e chiudono i giochi in poco meno di un amen. È presto, insomma, per bearsi, ma la sensazione di aver aperto un capitolo diverso c’è ed è forte.
D’Angelo lo apre scegliendo il 4-3-2-1 per il suo debutto-bis e sganciando un mix fra vecchia guardia e nuovi arrivati. L’altro debuttante, Baldini, opta alla fine per il 3-4-1-2 ma le buone intenzioni dei biancorossi sbattono subito contro l’atteggiamento dei nerazzurri. Che sul campo sono corti, aggressivi e reattivi. Lo dimostrano al 4’, quando matura il primo squillo. In tre, infatti, vanno a ringhiare sulla palla sulla destra: sono Calabresi, Touré e Nagy. Mettendono in mezzo due malcapitati avversari e ad uscirne vincitore è l’ungherese che esce dall’ingorgo a testa alta e disegna un cross per la testa di Gliozzi che sfila alle spalle di Angella e incrocia l’incornata dove l’ex Gori non può arrivare. Boom. Il Pisa è subito avanti e sulle ali di quella rete costruisce un primo tempo eccellente: la difesa è a prova di bomba (in 45 minuti concede un tiraccio da fuori e una mezza incursione di Di Carmine), la mediana vince quasi tutti i duelli e davanti c’è Gliozzi che incanta. Usa sciabola e fioretto, il centravanti, guidando o mettendo il piede in tutte le azioni pericolose (e sono assai) dei nerazzurri. Il Perugia, braccato a tutto campo, non mette insieme tre passaggi di fila. È un monologo, insomma, con Gori che salva su Tramoni al 17’, Gliozzi che timbra il palo al 31’ e ancora Tramoni che da zero metri centra un monumentale Gori al 41’. All’intervallo, dunque, la nota stonata è il risultati, I gol di vantaggio potevano e dovevano essere dai 3 in su.
Non succede e nella ripresa qualcosina cambia. Non molto in realtà, perché capitan Sibilli e soci tengono ancora il campo con una certa autorevolezza prima e dopo i cambi. Di pancia e di nervi, però, i padroni di casa intensificano il forcing. Non sale il prodotto interno lordo, in termini di occasioni, perché i quattro dietro e i tre mediani (tutti bravi e guidati da un Barba in versione deluxe) ma il margine resta minimo. Basta un episodio, che puntuale si materializza al 38’ quando, su angolo di Bartolomei, Angella prolunga sul secondo palo dove Di Carmine brucia Nagy e pareggia in girata. Il Pisa di ieri una botta del genere non l’avrebbe retta. Ma quello di oggi è, di nuovo, la bnda D’Angelo. Che rimette la testa davanti e davanti torna. Beruatto calcia in mezzo una punizione conquistata da Marin, Barba incorna e proprio Di Carmine devia col braccio. Marchetti fischia il rigore, il Var lo conferma e ancora super Gliozzi lo trasforma. È il 43’: sono passati 5 minuti e i nerazzurri sono di nuovo sopra. Stavolta, poi, la chiudono anche perché al 46’ Morutan (con l’aiuto di Marin) recupera palla davanti all’area umbra e apre per Touré che piega le mani a Gori per il tris.
E l’immagine più bella, alla fine, è il Pisa che festeggia sotto la curva dei suoi 1.125 tifosi (altri 300 sono sparsi in altri settori) sotto uno striscione da lacrime agli occhi:
“ciao Vocina”. E sì, questo Pisa piace anche a lui.
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