Sicurezza
Un punticino per il Pisa, basterà salvare Maran?
L’acuto di Gliozzi risponde alla perla di Novakovich, poi la resistenza in dieci uomini. Resta in bilico Maran. Tante le voci: tra D’Angelo e Oddo spunta anche “mister X”
VENEZIA. Il calcio è di chi lo ama. Recitava così uno slogan scelto qualche anno fa dalla Lega per raccontare il mondo del pallone. E così sembra davvero essere sull’isola di Sant’Elena, dove i 600 tifosi nerazzurri arrivati a seguire il Pisa sintetizzano quello che è appena successo sul terreno del Penzo con il coro con cui rispondono al saluto dei giocatori a fine match: meritiamo di più.
Sì, è vero. Meritano di più. Perché il pari di Venezia è buono per interrompere la striscia negativa di tre sconfitte consecutive e stop. Per il resto, per quasi tutto il resto, c’è ancora da lavorare. E molto. Il Pisa, in effetti, ha il merito di non voler perdere e di riuscirci anche con l’uomo in meno ma sotto tutti gli altri aspetti (gioco, condizione, idee) i progressi non ci sono o non sono tali da far pensare a una rapida inversione del trend negativo. Risultato: il brodino del secondo pari potrebbe non bastare a Rolando Maran per salvare il posto. Ora c’è la sosta, un primo bilancio sarebbe comunque stato fatto e l’ipotesi ribaltone non è da escludere.
Ma andiamo per ordine. Partendo da una partita in cui le ombre prevalgono nettamente sulle luci, su ambo i fronti. Il Venezia ha l’alibi di avere una lista interminabile (e importante) di indisponibili, tanto da dover cambiare modulo e scegliere il 3-5-2. I nerazzurri, invece, ritrovano Gliozzi (per fortuna), con Tremoni (per Morutan) e Canestrelli (per Rus) promossi titolari. S’inizia a ritmi bassi con la paura che domina da ambo le parti. Tolto l’episodio dell’8’, quando Candela si beve fin troppo facilmente Beruatto e arma il destro di Fiordilino che si stampa sul palo, succede poco o niente. La partita, però, s’accende d’improvviso sui titoli di coda della prima frazione. Al 40’, infatti, Novakovich porta avanti i suoi con un eurogol (si gira in un amen su Canestrelli, blando nell’occasione) e col destro la mette all’incrocio sul palo lungo; al 44’ Gliozzi s’avventa su un rinvio di Calabresi battendo Ceccaroni in velocità e Maenpaa in diagonale, rimettendo le cose a posto. Almeno stavolta, insomma, il Pisa non si è sciolto come neve al sole al primo momento negativo. Un passo avanti.
Aspettarsene altri per la ripresa, però, diventa un errore. La gara, infatti, riparte con lo stesso scialbo copione e con i padroni di casa sfruttano i chili e i (tanti) centimetri che hanno in più per rendersi pericolosi (e anche molto) ad ogni corner battuto. Nicolas e la buona sorte tengono i carreggiata i nerazzurri. Che restano dentro la gara fino al 26’ quando Ionita, già ammonito, stende inutilmente Busio con l’avversario di spalle e a 60 metri dalla porta. Inevitabile l’espulsione. Che, fatalmente, permette ai lagunari di alzare il baricentro fino a sfiorare (in alcuni momenti) l’assedio. Il Pisa ha il merito di compattarsi (trasformando il 4-3-2-1 in 4-4-1) e di resistere con un certo ordine. I cambi sono tutti offensivi da una parte (Venezia) e difensivi dall’altra (Pisa) ma non spostano. Così finisce senza vinti ma soprattutto senza vincitori. Coi tifosi di casa che fischiano e quelli nerazzurri che, come detto, chiedono (giustamente) di più.
Nell’attesa, però, resta da capire la cosa più importante. E cioè il destino di Rolando Maran. Ci sarà ancora lui a guidare le operazioni alla ripresa degli allenamenti (peraltro, e forse è un indizio, non ancora fissata)? A rischio era e a rischio rimane. Saranno decisive le prossime ore, con le voci sul possibile ritorno di Luca D’Angelo che riprendono quota (ma c’è sempre anche il Como: forse oggi sarà sciolto questo nodo), con gli altri candidati, a partire da Oddo, ancora in corsa. Nel toto-nomi spunta anche Di Francesco e c’è anche con un’indiscrezione che vorrebbe nei radar dei nerazzurri un “mister X”. Un candidato non identificato. Si tratterebbe, comunque, di un professionista di primo livello con esperienze maturate in Italia e anche all’estero. Uno alla Zenga, giusto per buttare lì un nome.
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