Sicurezza
Il Pisa ha scelto l’altra strada
La conferma di Maran dopo il ko con la Reggina è una decisione non unica ma rara. Eppure in casi analoghi ha pagato e anche il “Sarrismo” è nato proprio in questo modo
PISA. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Così nel 1918, al tramonto della prima guerra mondiale, Giuseppe Ungaretti raccontava i soldati nella sua omonima, immortale, poesia. Una situazione che, con le dovute proporzioni, vive anche chi sceglie la professione di allenatore. Sono loro, di solito, i primi a pagare il conto quando le cose vanno male. Rimettendoci il posto, non lo stipendio, e lasciando onori e oneri a un collega. È una regola non scritta del pallone che, in quanto tale, ha le sue eccezioni. E una di queste, oggi, è il Pisa.
Lo slancio
Confermare Rolando Maran al timone dopo il naufragio con la Reggina, infatti, non era e non è scontato. Il bilancio di 1 punto in 5 turni per una squadra che l’anno scorso ha cullato il grande sogno fino al supplementare della finale-bis dei playoff sarebbe bastato a molti per scegliere la strada del cambio. Non al Pisa, però, che ne ha imboccata una di sicuro meno scontata ma non per questo sbagliata. Uscire da quella che a tutti gli effetti è una crisi - di risultati e non solo - con lo stesso allenatore che ci è caduto dentro, infatti, può dare uno slancio superiore a quello che a volte (ma non sempre) arriva insieme a un nuovo tecnico. Lo raccontano i precedenti, non solo quelli nerazzurri.
Il pallone racconta
Dall’album dei ricordi del Pisa, infatti, ne spunta uno che riguarda la stagione 1987/1988, già d’attualità perché un’altra in cui i nerazzurri avevano 1 punto dopo aver consumato 5 partite. Erano in Serie A, in panchina c’era e ci rimase Giuseppe Materazzi, che alla finse vinse lo scudetto chiamato salvezza. Più di recente, nel 2020/2021, qualcosa di simile è capitato a Luca D’Angelo. Che di punti, è vero, ne aveva fatto 3 e non 1, ma la situazione complicata era certificata anche dal computo dei gol: 6 fatti, 11 incassati. La società gli confermò la fiducia e la squadra, pur non centrando i playoff per i quali rimase in corsa per parte del campionato, non corse rischi in una stagione resa ancora complicata dal maledetto Covid. Ma è a due passi, Empoli, che arriva l’esempio migliore.
Fino al “Sarrismo”
Nel campionato di Serie B edizione 2011/2012, infatti, gli azzurri partirono male, malissimo. Dopo 9 turni i punti conquistati erano 4, ma la classifica diceva 3 per una penalizzazione poi tolta nei successivi gradi di giudizio. In panchina c’era un certo Maurizio Sarri. L’esonero sembrava dietro l’angolo dopo un rovescio interno (0-3 con l’Ascoli) e invece la società del presidente Corsi decise di confermare il tecnico. Alla 10ª, così, arrivò la sospirata vittoria, a Lanciano, e l’Empoli cominciò a macinare punti e gioco. Perse, in quella stagione, la finale playoff col Livorno ma vinse la Serie B nella stagione successiva affermandosi, poi, anche sul palcoscenico più importante. Erano gli albori del “Sarrismo” e la fiducia confermata durante una crisi ne è stata una delle pietre fondanti.
Trappa chiave
Naturalmente non è detto che al Pisa di oggi possa capitare la stessa cosa. Ma a questo punto è sempre più forte la sensazione che la tappa di sabato a Venezia possa essere già decisiva per scrivere la storia nerazzurra di Rolando Maran (seppur fresca di conferma la fiducia non è né può essere eterna) ma anche e soprattutto quella del Pisa versione 2022/2023.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
