Il Tirreno

Pisa

L’analisi

Questo Pisa è piccolo e fragile: l’elenco di cosa non funziona

di David Biuzzi
Canotto, superato in velocità Beruatto, infila Nicolas per il gol che deciderà le sorti del match
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Canotto, superato in velocità Beruatto, infila Nicolas per il gol che deciderà le sorti del match

Poche idee e ben confuse, la Reggina passa con una giocata sull’asse Nenez-Canotto. La società conferma la fiducia a Maran ma il tecnico traballa: sarà decisiva Venezia

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PISA. Sembra uno scherzo del destino. Ironia della sorte, verrebbe da dire se non fosse che di divertente in casa nerazzurra non c’è proprio niente. Fatto sta che all’Arena è Canotto a deciderla, ad affossare una barca che doveva essere una nave da crociera, nelle intenzioni, ma che invece sta andando alla deriva in una mare in tempesta. È piccolo e fragile, il Pisa di oggi. Scarso troppo scarso il fatturato (1 punto in 5 gare ed eliminazione in Coppa Italia annessa), troppa la confusione di una squadra a cui il cuore non manca, lo dimostra anche stavolta con il pari sfiorato da Ionita e negato da Colombi in pieno recupero, ma che sembra avere poche idee e anche ben confuse (i continui cambi tattici, la punizione dal limite fatta calciate al difensore Rus al 20’, la scelte sistematicamente sbagliate in avanti). Non convince, poi, la condizione atletica. La tenuta, è vero, non manca ma gli altri (ovvero tutti gli avversari finora incontrati) sono più brillanti, vanno più forte. Ed essere imballati alla quinta curva del percorso non è un bel segnale.

Detto questo ci sono anche le colpe di chi questa squadra l’ha costruita, tardi e forse peggio di quanto potesse sembrare, e anche degli stessi protagonisti sul rettangolo verde. Già, perché accanto a molti dei nuovi che non convincono ci sono alcuni delle vecchia guarda che sembrano solo parenti alla lontana dei giocatori ammirati e applaudi ti lo scorso anno. Beruatto è l’emblema, ma non il soloUno scenario cupo, insomma. Molto più neo che azzurro. In cui si salva, manco a dirlo, il popolo dell’Arena. Che chiede impegno («Noi vogliamo gente che lotta», il coro-tormentone) e fischia dopo la fine. Ma solo dopo aver spinto la squadra anche quando verrebbe voglia di alzarsi e uscire anzitempo dallo stadio.

In questo contesto di colpe generali, comunque, come al solito il conto rischia sempre più seriamente di pagarlo l’allenatore. Che la società conferma con forza a fine gara ma l’impressione è che possa aspettare la gara di Venezia che precederà la sosta. E e la corsa alla successione, tra rumors e voci, già iniziata. Gli sportivo invocano il ritorno di Luca D’Angelo, peraltro ancora sotto contratto. È una soluzione ma non è scontata. Anzi, tra oggi e domani potrebbe passare al Como. Così ai nomi di chi già era in ballo in estate, da De Rossi a Semplici passando per Andreazzoli, si è recentemente unito quello di Oddo. Ieri all’Arena, però, c’è Alfredo Aglietti. Non è amatissimo dal pubblico pisano ma era sugli spalti con alcuni componenti del suo staff, un indizio, e pare facesse domande mirate a persone che gravitano vicine alla squadra, altro indizio. Sono due, manca il terzo per fare la prova.

La partita? Il Pisa la comincia senza Gliozzi (febbre), col 4-3-3 e l’attacco pesi leggeri. Ci resta dentro fino al 28’, quando va sotto: Menez, tecnica sopraffina, esce dalla morsa dei centrali arretrando come un quarterback del football americano e come tale, però coi piedi, disegna un lancio lungo, morbido e preciso per Canotto che (di rincorsa) svernicia Beruatto e infila Nicolas. I nerazzurri accusano. Si riprendono un po’ nella ripresa (gol annullato all’appena entrato Masucci, che poi uscirà per un guaio muscolare che potrebbe fermarlo per un po’, dopo 18” causa precedente fallo su Camporese) ma non sprofondano solo perché la Reggina la controlla ma non la chiude. Il resto sono un raffica di sostituzioni e di errori, un rigore dato e poi negato agli ospiti, il brivido finale.

Insomma, anche se i tiri in porta sono solo due (ed entrambi nella ripresa) poteva scapparci il pari. Ma avrebbe cambiato poco: il Pisa ora è ultimo da solo, il Pisa è piccolo e fragile.
 

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