La protesta
Le incertezze del nuovo Pisa
Il passaggio del testimone D’Angelo-Maran si è rivelato più complicato del previsto. D’obbligo ritrovare subito la “garra”, poi serviranno tempo e pazienza. Per ora ci sono
PISA. Non è e non è mai stato una scienza esatta, il calcio. Ma i numeri qualcosa raccontano e quelli del Pisa certificano, ormai al di là di ogni ragionevole dubbio, un avvio di stagione complicato. Decisamente più difficile di quanto ci si poteva attendere. Neanche un lontano parente di quello dello scorso anno. Ed è vero che ogni campionato ha la sua storia, ma questo è iniziato male, proprio male. Uscendo da un’estate torrida come questa fa strano anche pensarci, ma il termometro nerazzurro oggi segna -11. Roba da freddo polare, ma purtroppo è il confronto tra i 12 punti (il pieno) conquistati nei primi 4 turni del campionato 2021/2022 e la classifica attuale. Dal primo all’ultimo posto, con tutto il tempo per risalire la china (la leadership che fu, purtroppo, non è bastata a coronare il grande sogno), ma anche diversi problemi da risolvere.
Il gioco
A partire dallo sviluppo del gioco. Perché, ad oggi, quello del nuovo Pisa sembra poco più di un progetto abbozzato. Il passaggio da Luca D’Angelo a Rolando Maran evidentemente è stato più traumatico del previsto. Quello del tecnico di Pescara era un calcio essenziale (che non significa né migliore né peggiore) fatto di corse e rincorse, aggressività, lotta sulle secondo palle e grandi folate. Il nuovo timoniere, invece, ha in mente e nelle corde un calcio più ragionato, con scambi di posizione in corsa, un diverso modo di occupare e gestire gli spazi. Un passaggio non semplice e ritardato anche dai tempi lunghi del mercato, a qualche acciacco da smaltire e tempi l’inserimento di chi è arrivato da lontano (gli stranieri). Ora, però, i giochi sono fatti, le trattative chiuse e senza troppi turni infrasettimanali c’è tempo e modo di lavorare sul campo, assimilare schemi e movimenti.
La condizione
Anche sotto il profilo atletico, però, il Pisa non sembra al top. Certo le gambe sono collegate al cervello e correre bene vale più che correte tanto. Però, ad oggi, la sensazione è che gli avversari abbiano sempre, o quasi sempre, più sprint. Evidentemente Maran e il suo staff hanno optato per caricare molto durante l’estate. Questo spiega perché anche una freccia come Beruatto oggi vada meno forte. Tra le righe di una prestazione grigia come quella di Bolzano, però, qualche progresso in questo senso si è visto. E se davvero il problema sono le gambe pesanti (una sensazione e una speranza più che una certezza) si risolverà da solo, col passare dei giorni e degli allenamenti.
Voglia e futuro
Facile a dirsi, il tutto, meno a farsi. Non c’è, purtroppo, un interruttore da schiacciare per accendere la luce. Serviranno pazienza e tempo. Ma nell’attesa quello che non può e non deve mancare è la grinta, la voglia. La “garra”. Una caratteristica che il Pisa ha sempre avuto ma che è scomparsa alle pendici delle Dolomiti. L’aspetto peggiore tra le tante note dolenti dell’ultima sfida. Ecco, lo spirito nerazzurro (quello tuttora e sempre incarnato dai tifosi) deve tornare subito, da sabato. Senza se e senza ma. Da questo punto di vista Maran e i suoi giovanotti non hanno scuse. Per il resto, come detto, serviranno pazienza e tempo. Ne avrà a disposizione il tecnico? Il suo predecessore D’Angelo è sempre sotto contratto, la lista degli allenatori disoccupati è ricca e ampia ma al momento ci sono entrambe. Anche se ora più che mai ogni partita diventa un esame.
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