Il Tirreno

Pisa

Nerazzurri: il mister si presenta

«Aggressività e tanta voglia»: nasce il Pisa targato Maran

Andrea Chiavacci

	(Da sinistra) il ds Claudio Chellini, Rolando Maran e il dg Giovanni Corrado con la sciarpa del Pisa (foto Fabio Muzzi)
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(Da sinistra) il ds Claudio Chellini, Rolando Maran e il dg Giovanni Corrado con la sciarpa del Pisa (foto Fabio Muzzi)

Il tecnico si presenta puntando sullo spirito di rivalsa e su una certezza. «La categoria non conta, questa piazza è e sarà la nostra arma in più»

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PISA. Trentanove giorni dopo la delusione per la finale playoff persa con il Monza, il Pisa riparte dalla sala stampa dell'Arena Garibaldi-Anconetani con un nuovo allenatore ma con la stessa voglia di provarci.

La curiosità per le prime parole di Rolando Maran, il primo allenatore dopo quattro anni con Luca D'Angelo, è più forte del caldo e la piccola sala dello stadio è piena come nelle grandi occasioni. Per Maran un contratto biennale con bonus e un'opzione per il rinnovo in base agli obiettivi raggiunti. Non mancano sorrisi e battute, con Claudio Chiellini e Giovanni Corrado al suo fianco, ma il navigato allenatore di Trento fa subito capire che non vede l'ora di iniziare questa nuova avventura e trova subito un punto in comune con il Pisa. «Sono 10 anni che non alleno in B ma l'ultima volta che l'ho disputata con il Varese ho perso anch'io una finale contro la Sampdoria. Abbiamo entrambi voglia di riscattare quelle delusioni».

Il nuovo tecnico, che non allena da un anno e mezzo dopo l'esonero al Genoa, vede questa nuova sfida come uno stimolo enorme e più volte parla dell'importanza del pubblico. Maran però non dimentica chi lo ha preceduto. «Il lavoro del mio predecessore è sotto gli occhi di tutti e penso che telefonerò a D'Angelo nei prossimi giorni. Il nostro obiettivo è quello di continuare ad essere protagonisti. Per quanto mi riguarda posso dire che conoscendo la piazza e la squadra non è stato difficile accettare questa sfida. Non sono molto bravo davanti ai microfoni, preferisco che sia il campo a parlare».

Entusiasmo e voglia di riscatto sono le parole d'ordine: «Nei giocatori ho visto la voglia di fare meglio dello scorso anno. La società mi ha contagiato con il proprio entusiasmo, da parte mia c’è solo da lavorare sodo per rendere tutti orgogliosi di tifare per questi colori. La categoria per me conta relativamente, conta l’importanza e la passione di questa piazza che rappresenteranno una spinta enorme per tutti noi. È e sarà l’arma in più. Non mi sono mancate le proposte ma io aspettavo un occasione così, Mi è mancato non stare sul campo per così tanto tempo».

Per quanto riguarda la squadra con la quale partirà oggi in ritiro Maran non si nasconde: «Abbiamo appena aperto il cantiere, i ragazzi li conoscerò meglio allenandoli. Il progetto è quello di avere una squadra che proverà sempre ad essere padrona del proprio destino. Partiamo da una buona base e dobbiamo puntellarla attraverso il calciomercato con nuovi acquisti. Per prima cosa dovremo sostituire Birindelli».

L'aspetto tattico parte da una certezza: «Io ho quasi sempre giocato a quattro in difesa e per quelli che siamo in questo momento sicuramente giocheremo così. Per la fase offensiva valuteremo un passo alla volta».

Maran sottolinea come, anche a causa del mercato aperto fino al primo settembre, il compito degli allenatori non sia semplice in questa prima fase della stagione anche se qualche idea sul suo Pisa l'ha già in testa: «Qualche esperimento tattico soprattutto per quanto riguarda il modo di attaccare, abbiamo tempo e modo di lavorarci sopra. A me piace una squadra aggressiva, che va a prendersi la partita e non la subisce. Avere con me uno staff che conosco da anni è un vantaggio importante arrivando in un ambiente nuovo». Maran vede una Serie B difficile e competitiva dove ci sono le ultime squadre che ha allenato, ovvero Cagliari e Genoa: «Nessuna rivalsa particolare, adesso conta solo il Pisa».

Infine si parla di Lorenzo Lucca che è il giocatore dal quale in molti si aspettano delle risposte: «Non esistono giocatori indispensabili, esistono giocatori importanti. È la caratura della squadra a contare di più».




 

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