Finanza
Il rilancio? Qui è possibile
Da Kieft a Gucher: l’elenco di chi ha ritrovato lo smalto
PISA. Esistono società che da sempre costruiscono le proprie fortune coltivando talenti dal settore giovanile fino al salto ai massimi livelli. Ci sono altre realtà specializzate nel rilanciare calciatori già affermati, reduci da stagioni poco felici.
Il Pisa dai tempi di Anconetani rientra nella seconda descrizione e con l'acquisto di Ernesto Torregrossa spera di rinverdire una fortunata tradizione. Un'operazione già riuscita recentemente, ad esempio, con Robert Gucher e Davide Moscardelli, che dalla A erano rapidamente precipitati in C e sulle rive dell’Arno si sono presi una bella rivincita. Negli anni 80 alcuni casi furono emblematici: Wim Kieft (ex Scarpa d'oro) e Paolo Giovanelli (ex promessa della Roma), dopo un primo anno opaco in A ed un secondo brillante torneo in B, tornarono protagonisti ai massimi livelli (l'olandese avrebbe vinto l'Europeo con la Nazionale orange e la Coppa dei Campioni nel Psv Eindhoven). L'operazione-rilancio riuscì anche con Beppe Incocciati, che aveva trascorsi nel Milan ma anch'egli era disceso in B con il Pisa, che lo proiettò verso il Napoli di Maradona in Coppa dei Campioni. Stefano Cuoghi, altro ex rossonero, era caduto addirittura in C2 con il Perugia (retrocesso in C1 sul campo e poi giù di un'altra categoria per illecito), ma nel Pisa di Anconetani tornò leader in B ed in A, poi a Parma arrivò a vincere la Coppa delle Coppe segnando in finale.
Veniva dal Milan pure il portiere Francesco Antonioli, che sotto la Torre Pendente trovò lo slancio per riproporsi al top e conquistare lo scudetto nella Roma. Lamberto Piovanelli e Davide Lucarelli erano giovani, ma avevano già maturato esperienze in A (rispettivamente in Atalanta e Avellino) senza sfondare, mentre con il Pisa tornarono al punto di partenza da protagonisti. In tempi più recenti (2007/08) il ds Gianluca Petrachi puntò sul desiderio di rivalsa di Nacho Castillo (poco prolifico nel Frosinone), Vitali Kutuzov (che aveva giocato col contagocce in A nel Parma) e Alessio Cerci (più polemiche che consensi nel Brescia), costruendo un trio offensivo da 41 gol destinato alla A in ordine sparso, grazie agli insegnamenti di Gian Piero Ventura, che a sua volta si sarebbe ripresentato nel grande calcio dopo annate buie. Il Pisa di Rino Gattuso diede una seconda chance (non i tutti i casi sfruttata) ai vari Lores Varela, Mannini, Lisuzzo, Cani, Di Tacchio e Tabanelli, che già avevano frequentato i piani superiori.
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