Attenzione
Un urlo all’Arena: il Pisa c’è. Nerazzurri ora secondi
Un gioiello di Cohen, le parate di Nicolas e una grande prova valgono il ritorno al successo dopo un’attesa lunga 50 giorni
PISA. L’avviso ai naviganti che arriva è forte è chiaro: il Pisa c’è, il Pisa è super. Perché riassapora il dolce gusto del successo 50 giorni dopo (l’ultima era datato 2 ottobre, 2-0 alla Reggina) e nel momento più difficile (tre punti nelle ultime cinque, primato perso, il trio meraviglia Lucca-Nagy-Touré fuori per squalifica) alza la testa, gonfia il petto e stende una big come il Benevento. Per un successo, sofferto ma meritato, che vale il secondo posto in solitario, ma visto il contesto anche di più, molto di più.
L’avvio si consuma tutto nel segno della sorpresa. Già, perché sorprende il cambio d’abito che Luca D’Angelo ordina per i suoi (dal 4-3-1-2 al 3-5-2), sorprendono alcune scelte sui singoli e sorprende, infine, proprio una di queste. Ovvero Yonatan Cohen, che risponde a chi lo indica come “caso” confermando di essere un giocatore del piede sopraffino. Il sinistro. Quello che al 7’ disegna una parabola magica da fermo - da distanza e da posizione defilata - che “uccella” Paleari (forse disturbato anche dalla maschera protettiva che indossa) e va a infilarsi all’incrocio dei pali. Il Pisa è già avanti, alla faccia delle difficoltà, alla faccia delle assenze. L’approccio, infatti, è quello giusto. E il Benevento ci mette un po’ a prendere le misure al nuovo sistema di gioco dei nerazzurri. Beruatto, in particolare, è imprendibile e i sanniti restano a galla solo perché Masucci manca due volte il raddoppio (colossale la prima occasione) imbeccato proprio dai due esterni. Un peccato. E anche un guaio perché col passare dei minuti gli ospiti entrano sempre più dentro la partita e dentro il campo, guadagnando metri. Nonostante vecchi e nuovi protagonisti (come Piccinini) tengano botta, insomma, si comincia a soffrire. Così serve super Nicolas per dire no prima a Improta (29’) e poi a Ionita con una autentica prodezza (39’).
La ripresa, poi, inizia con lo stesso copione (Nicolas “mura” Improta all8’) e allora Caserta si gioca anche la carta Lapadula (per Ionita) passando dal 4-3-3 iniziale a un iper-offensivo 4-2-4. Il nazionale peruviano costringe immediatamente Leverbe al salvataggio, ma poi anche D’Angelo ci mette le mani sganciando forze fresche in avanti (Sibilli per Masucci prima, Mastinu per Gucher poi) e il forcing deciso dei giallorossi non diventa assedio. Anzi, una botta di Birindelli larga di pochissimo al 18’ segna l’inizio di un periodo decisamente più equilibrato della partita. Il resto, il tecnico di casa, lo fa spostando Birindelli a sinistra, davanti a Beruatto, e allargando Piccinini a destra. Hermannsson torna più largo e il Pisa ora sul campo disegna un 4-1-4-1 che diventa 4-3-3 in fase di possesso e che, in generale, chiude meglio i varchi agli ospiti. Con gli innesti di Di Quinzio (per Piccinini), Cisco (per Cohen) e Marsura (pèr Birindelli) il copione (tattico) non cambia, la sfida resta aperta e c’è ancora da soffrire per i nerazzurri e per il popolo dell’Arena. Torna anche l’incubo del recupero, col gol di Improta all’ultimo secondo. Ma no, stavolta no, sarebbe troppo, sarebbe ingiusto. E, infatti, c’è Lapadula, che fa l’assist, in off side. È l’ultimo brivido. O forse no, ma quelli successivi sono solo di goia.
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