Il dolore
Testa e personalità, perché il Pisa è leader non a caso
La squadra di D'Angelo rallenta in casa della corazzata Parma ma questo pari vale molto più di un punto
PARMA. Non è una capolista per caso, il Pisa. Ha gioco, ma anche cuore e personalità per guardare, giustamente, tutti dall’alto verso il basso. Lo dimostra (ampiamente) a Parma, dove si ferma la striscia di vittorie (cinque su cinque) ma arriva un pari, meritato, che vale molto più del punto che porta in dote. E la festa finale sotto la curva nerazzurra è una scena che, di questo passo, si potrebbe ripetere spesso. Molto spesso.
Ma pndiamo per ordine. Si parte e il Tardini sembra l’Arena. Perché le 2.500 anime nerazzurre traboccano entusiasmo facendo pensare a una gara interna, perché la partenza della truppa di Luca D’Angelo è davvero da prima della classe. Disegna una sorta di 4-3-2-1, il tecnico, con Sibilli e Gucher alle spalle di Lucca, ma al di là di numeri e uomini è l’atteggiamento a fare la differenza. Gioca da padrone del campo, il Pisa, riempendo l’area di rigore emiliana tutte le volte che è possibile, come all’8’ quando Buffon deve tornare Superman per disinnescare una zuccata di Sibilli, imbeccato da Leverbe. Spirito da grande, insomma. Col frutto che cade dall’albero poco dopo, al 14’, quando a crossare è Birindelli e il solito Lucca troneggia in area sfilando alle spalle di Cobbaut e infilando col piattone volante. Si scatenano tuoni e fulmini. Sullo stadio, ma soprattutto sul Parma che vede il baratro (in tribuna c’è pure Venturato a mettere ansia a Maresca).I ducali perdono anche l’acciaccato Juric, ma piano piano si rialzano ed entrano in partita. Più con la pancia e la foga che con la testa, ma non fa differenza. Il potenziale è talmente ampio che guadagnare campo diventa quasi scontato. I nerazzurri reggono, ma ora arretrano. Soffrono soprattutto a destra, con Mihaila ispirato e A metà frazione i padroni di casa collezionano corner e, sul terzo consecutivo, prima Nicolas salva su un tocco errato di Touré, poi Caracciolo su Cabbaut. D’Angelo, fiutato il pericolo, alza Sibilli di punta e la situazione migliora (Gucher sfiora pure il bis allo scadere).
Nella ripresa, però, il Parma conferma di non essere la banda di scappati di casa vista martedì scorso a Terni (né poteva esserlo) e al 9’ pareggia con Delprato, abile a fiondarsi su un cross, di prima, del solito Mihaila. Il Pisa incassa il colpo, ma senza andare al tappero. Anzi, inizia forse ol momento più bello edella gara cn le due contendenti che provano a superarsi su ogni palla, in ogni zolla del campo. La girandola dei cambi fa capire quanto valga l’avversario (che, tra gli altri, sgancia Inglese per Tutino, mica pizza e fichi...) ma il Pisa continua a giocarsela con il cuore, con le geometrie di un Nagy già padrone delle operazioni e con un bel po’ di testa, le geometrie di un tanto cuore e una personalità impressionante (merito anche di Nicolas, che al 41’ è di nuovo bravo sul solito Mihaila). D’Angelo la incoraggia con le urla e anche coi cambi (nessuno difensivo, non a caso) e, per dire, a tre minuti dalla fine tutti i nerazzurri (portiere escluso) sono nella metà campo dei gialloblù, dell’annunciata corazzata del campionato. Bene, ottimo. Le grandi imprese si costruiscono così.
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