Il Tirreno

Pisa

Una squadra sola al comando si chiama Pisa ed è tanta roba

David Biuzzi

Va sotto per la prima volta ma la reazione è superba: Touré e Birindelli ribaltano il Vicenza, poi arriva il gioiello di Mastinu

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David Biuzzi

C’è una squadra sola al comando. La sua maglia è nerazzurra, il suo nome Pisa. Già, viene da prendere in prestito lo storico (e immortale) incipit della radiocronaca di Mario Ferretti, che così raccontò al mondo l’impresa di Fausto Coppi nella Cuneo-Pinerolo (tappa del giro d’Italia) del 1949, per raccontare del Pisa e delle sue gesta. Perché proprio come il “campionissimo” la truppa nerazzurra saluta tutti e se ne va. Primato solitario, ora, quattro su quattro le vittorie inanellate.

Quella di Vicenza, il sacco del Menti, è diversa dalle altre. Per l’importanza, visto che regala appunto la vetta senza compagnia, ma anche per come arriva. Già, perché è stavolta il Pisa va pure sotto (non era mai accaduto in questo campionato) incassando un gol su azione (altra news). Ma non si scompone. Anzi, manda un’altra dimostrazione di forza tecnica, fisica e soprattutto mentale, restando sempre ben piantato dentro il match, soffrendo quando c’è da soffrire e deliziando non appena i biancorossi, ultimi e disperati, fisiologicamente allentano un attimo. Il Pisa c’è, insomma. E se il primato, oggi, ha un valore relativo le risposte della squadra valgono davvero molto .

A Vicenza l’impresa riesce con una sola novità iniziale (rispetto a Terni): Hermannsson. Novità non banale, perché la presenza dell’islandese e i continui scambi tra Marin e De Vitis e tra Gucher e Touré, trasformano il 4-3-1-2 in un 3-4-2-1 elastico in fase di possesso. I nerazzurri fanno da subito la partita, i biancorossi però vogliono cancellare lo zero dalla casella “punti fatti” e ribattono colpo su colpo. E passano pure, senza troppo merito, al 30’, quando qualcosa non funziona sul lato destro della difesa (salta un raddoppio), Bruscagin crossa e Proia supera Beruatto nello stacco incornando alle spalle di Nicolas. Scoprirsi sotto provoca una piccola sbandata (bravo Nicolas su Dalmonte al 36’) ma soprattutto una reazione da squadra vera. Spingono, i nerazzurri, e al riposo si va sull’1-1 perché al minuto 43 il piede educato di Gucher pennella l’ennesimo traversone e mentre tutti guardano Lucca l’onnipresente Touré brucia Cappelletti e, pure lui di testa, timbra il suo primo gol in campionato. Tutto da rifare. E in avvio di ripresa è proprio il Vicenza a spingere di più. Al 16’ segnerebbe pure con Ranocchia (un bel gol), ma il Var inchioda Meggiorini (che lo arma) in fuorigioco. C’è tempo anche per un altro intervento decisivo di Nicolas (al 23’ su tiro ancora di Dalmonte e persino deviato), ma poi il Pisa si prende la scena. Perché lo vuole, fortissimamente, ed è questo il messaggio più bello.

D’Angelo aiuta i suoi coi cambi (buon impatto di tutti, altro ottimo segnale) e il vantaggio del 36’ è un manifesto. Perché il gol lo confezionano Beruatto, e crossa da sinistra, e il da poco entrato Birindelli, che dall’altra parte s’avventa sulla respinta di Grandi scaricando in porta una sassata di destro: i due terzini di una difesa a quattro, tanta roba. Come il tris. Che Mastinu firma con un tacco al volo che si candida già a gol più bello del campionato, che gli altri subentrati Sibilli e Masucci costruiscono insieme a lui. La quarta meraviglia del Pisa, insomma, è una vera sinfonia. Con tanti saluti alle altre...

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