Finanza
Nicolas... e i suoi fratelli
Uno straniero in porta: non sempre è andata bene
PISA. Col brasiliano David Andrade Nicolas il Pisa torna ad affidarsi ad un portiere straniero. Un numero uno (al di là dell’effettiva cifra dietro le spalle) di un'altra nazionalità è ormai una normalità anche in un Paese che fino a qualche decennio fa era considerato la patria degli estremi difensori.
La società nerazzurra ha sfatato il tabù per la prima volta nel 2008/09, quando, di fronte agli infortuni di Morello e Alfonso e al precoce abbandono di Balli, scelse l'argentino Sebastian Cejas, beffato da Zambrella in quel Pisa-Brescia che spalancò il baratro della retrocessione e del fallimento per il club di Pomponi. Una discesa dalla B senza colpe specifiche anche per Samir Ujkani, che comunque fece breccia nel cuore dei tifosi nella resistenza collettiva alla presidenza Petroni e individualmente per un pelo sfiorò una storica impresa. Fu infatti il kosovaro, nell'area opposta a quella abituale, ad indirizzare di testa la sfera del pari in extremis a Novara, poi lambita anche da Masucci e Massimiliano Gatto. Nell'attribuzione del gol il romanticismo lasciò presto il posto alle fredde considerazioni che alla fine premiarono Gatto. Ujkani fu il primo portiere della presidenza Corrado fra i pali del Pisa di Gattuso nel 2016/17. Nella ripartenza dalla C la dirigenza optò per il serbo Lazar Petkovic (di quasi 2 metri), che, dopo un interessante inizio di stagione, vide eclissare la propria stella in seguito ad una sciagurata uscita, determinante per un 3-3 della Pistoiese sul filo di lana all'Arena Garibaldi.
Andò peggio al lettone Reinis Reinholds, che dall'alto di 2 metri e 2 centimetri non scorse mai il campo. Idem, almeno momentaneamente, per Vladan Dekic (serbo con passaporto croato, ex Primavera dell'Inter), che ha vissuto l'ultima annata in prestito a Caserta. —
Massimo Berutto
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