Sicurezza
L’addio di Barsotti: «L’Etrusca è magica e decidere di lasciarla non è stato facile»
Il coach ripercorre le tappe di un’avventura lunga sette anni «Il congedo dal ds Stefanelli è avvenuto con un abbraccio»
Stefano Scarpetti
SAN MINIATO. Il basket non è solo vittoria o sconfitta ma principalmente emozioni, e sono intense quelle regalate in questi anni dal connubio Etrusca-Barsotti. L'interruzione del rapporto, per motivi personali, da parte del coach degli ultimi sette anni ha avuto un impatto emotivo rilevante. E ora, a qualche giorno di distanza, è proprio il diretto interessato a ripercorrere le tappe più importanti della sua avventura alla guida del club biancorosso.
Quanto è stato difficile prendere questa decisione?
«È stata una scelta soffertissima, sono sincero, maturata in queste ultime settimane. La lontananza dalla mia famiglia, da mia figlia di 3 anni, si è fatta sentire. Io lavoro a Lucca e abito a Ponte Buggianese alle porte di Montecatini, poi mi spostavo per andare a San Miniato agli allenamenti. Ho preferito per coscienza avere più tempo per la mia famiglia, tengo a sottolineare che non ho contratti firmati, ci sono delle possibilità che devono concretizzarsi».
Quando ha comunicato la sua decisione alla società?
«Sabato scorso sono andato all'azienda del direttore sportivo Andrea Stefanelli chiedendo solo di abbracciarmi. Da questo gesto ha capito, questo dà la misura dello spessore morale delle persone di questa società, qui siamo veramente come una famiglia. Frase spesso abusata ma a San Miniato si vive questa realtà, fatta non da fattori esterni ma dalla caratura a livello umano delle persone che la caratterizzano».
In questi anni c'è un episodio particolare che ricorda con particolare affetto?
«Sono molte le cose che mi passano per la mente in questo momento, sicuramente l'anno della promozione in Serie B racchiude in se molti ricordi a cui sono legato affettivamente. A questo riguardo la cosa che più mi ha colpito è stato l'incontro avuto con la società una settimana dopo: mi chiamano e mi chiedono come si doveva operare in Serie B visto che io l'avevo già fatta in passato. In questa frase si racchiude non soltanto la grande umiltà di questi imprenditori di grande livello della zona, ma anche la consapevolezza. Persone così se ne trova poche in giro, ve lo assicuro».
Passiamo a questa stagione, la diffusione del Covid nella squadra il momento più difficile?
«È stato un campionato particolare e forse non ripetibile vista la convivenza con il Covid. Nessuno di noi incontrava amici o ad altre persone proprio per questa situazione particolare. La vita era divisa tra casa e palestra, intorno a noi c'erano squadre che contraevano il virus. Improvvisamente è toccato anche a noi proprio durante il turno infrasettimanale quando eravamo molto controllati. All'improvviso si è passati da un contagiato ad un vero e proprio focolaio, gli allenamenti in quattro, tecnici compresi, e a giocare in sei: è stato davvero complicato, oltre al fatto di dover recuperare singolarmente i giocatori e riportarli in condizione mentre il campionato andava avanti. Anche questo ha rinsaldato e fortificato il gruppo».
Grande stagione la vostra: l'Etrusca non è mai arrivata così in alto, c'è un piccolo rammarico?
«È stato costruito in questi due anni qualcosa di irripetibile. Ci siamo resi riconoscibili attraverso un modo di giocare particolare. Io avevo visto delle potenzialità in questo gruppo, quando lo dicevo ai ragazzi mi guardavano un po’ strano, ma con il tempo ci hanno creduto seguendomi. Si è formato un gruppo eccezionale. Abbiamo avuto sfortuna nella serie di semifinale, giocata contro una grande squadra come San Giobbe Umana Chiusi, eccellente a livello tecnico, tattico, mentale e non ultimo con valori umani eccezionali. Peccato perché al completo avremmo potuto prolungare la serie, e nonostante tutto siamo arrivati vicini ad andate a gara quattro, a quel punto tutto poteva accadere».
Infine, se dovesse dare un consiglio al suo successore cosa direbbe?
«Non mi sento di dire niente a livello tecnico, ma di assaporare in ogni momento l'ambiente e le persone che gravitano attorno all'Etrusca San Miniato. In questa società si costruisce qualcosa di lungo cabotaggio. L'Etrusca è speciale, questo si sa anche fuori, ma dentro si vive qualcosa di davvero particolare e magico». —
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