Gioco
Da ultime a salve: l’impresa del Napoli è targata Pistolesi
Il tecnico di Santa Maria a Monte racconta la grande rimonta «Sudore, sacrificio e una promessa che è stata mantenuta»
Dario Pellegrini
santa maria a monte. Chi segue la Serie A femminile avrà notato l’impresa del Napoli di mister Alessandro Pistolesi che dal 16 dicembre scorso, giorno del suo insediamento, è riuscito a ribaltare una situazione al limite del disperato: fino ad allora le azzurrine avevano collezionato un solo punto nel girone di andata con le speranze di salvezza ridotte al lumicino. Una volta arrivato il tecnico originario di Santa Maria a Monte, però, la svolta. Fino alla soddisfazione più grande: la permanenza in A.
Partiamo da qui mister: di cosa ha avuto bisogno per raggiungere un risultato del genere?
«Tanto lavoro e tanta fiducia. Quando sono arrivato mi sono trovato di fronte ad un gruppo di ragazze depresse ed impaurite. Perciò, al momento del mio insediamento, ho chiesto loro di chiudere gli occhi ed immaginarsi la data del 23 maggio. Ecco, quel giorno per noi doveva significare la salvezza. E se così è stato lo devo a loro e alla fiducia che sono sempre riuscite a riporre nelle mie parole. La promessa è stata mantenuta ma dietro al risultato c’è stato tanto sudore e sacrificio. Devo ringraziare la società che è stata capace di metterci a disposizione una schiera di collaboratori molto validi, senza i quali sarebbe stato difficile trovare il bandolo della matassa».
Come sta cambiando, in generale, il calcio femminile?
«Ha avuto un grande sviluppo ma devo dire che una cosa è rimasta inalterata: la passione delle ragazze per questo sport. Prima le calciatrici facevano addirittura fatica a far accettare ai propri familiari il fatto che giocassero a pallone, ma la passione era così forte che riuscivano ad andare avanti. Oggi il contesto culturale è migliorato ma l’amore delle ragazze per questo sport è lo stesso: lavorare con loro è bello perché ogni giorno ti fanno notare i loro valori».
A febbraio 2020 è arrivato pure uno dei più grandi riconoscimenti per chi svolge la professione di allenatore: la Panchina d’argento.
«Un atto di stima dei colleghi per il grande lavoro svolto nell’Empoli Ladies. Essere premiato con un riconoscimento così è stato un certificato alla bontà del lavoro compiuto»
Poi la chiamata del Napoli, piazza importante ma allora ultima in classifica: perché ha accettato?
«Quando ero in attesa di una chiamata ho seguito la Serie A per cercare di farmi un’idea precisa sulle potenzialità di ognuna. Tra tutte, il Napoli, era quella che mi aveva colpito in maniera particolare. Avevo notato nelle calciatrici con delle caratteristiche interessanti ma purtroppo nascoste. Inoltre, dico la verità, per un romantico come me potersi confrontare con una piazza del genere è stimolante. Qui sei trattato come una star, in tanti ti fermano per strada per mostrarti il loro appoggio o per illustrarti qualche idea. Dopo aver vissuto decenni in una comfort zone, volevo misurarmi in un contesto con pressioni diverse».
Esperimento riuscito. E il futuro cosa suggerisce?
«Io a Napoli sto benissimo e col presidente Carlino stiamo parlando per cercare di dare il via ad una programmazione capace di realizzare il sogno nel giro di qualche annata».
Quale sogno?
«Oltre che romantico sono pure scaramantico, quindi lascio libera interpretazione».
Ma è possibile scucire lo scudetto alla Juventus?
«Il prossimo campionato vedrà ancora la Juve favorita. Hanno consapevolezza e umiltà. Ed è un grande pregio».
Il Napoli invece di cosa ha bisogno?
«Già così io penso che il Napoli possa lottare per un quinto o sesto posto. Se riusciremo a piazzare cinque o sei pedine importanti allora potremo metterci a tavolino e programmare un percorso di crescita importante». —
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