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Dopo la stangata della Corte d’appello sia il Pisa che Marconi scelgono il silenzio

David Biuzzi
Dopo la stangata della Corte d’appello sia il Pisa che Marconi scelgono il silenzio

Le tempistica fa discutere e la procedura è stata particolare Appello al Coni sicuro, ma ora tutti attendono le motivazioni 

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David Biuzzi

PISA. Il suono del silenzio non è, stavolta, il capolavoro che Simon & Garfunkel hanno regalato al mondo nel lontano 1964. No, è quello che regna attorno alla vicenda di Michele Marconi e alla stangata, dieci turni di squalifica, arrivata in secondo grado per il caso della frase razzista che avrebbe rivolto a Joel Obi nel corso della partita con il Chievo del dicembre scorso. Colpevole, dice la sentenza della Corte d’appello federale dell’altro ieri. Che ribalta l’assoluzione arrivata due mesi fa (3 marzo) dal Tribunale federale nazionale in primo grado.

Bocche cucite

Nessuno, neanche il giorno dopo, prende posizione. Non lo fanno il giocatore e il suo agente, Mariano Grimaldi, non lo fa l’avvocato Alessio Piscini che cura la sa difesa, non lo fa la società nerazzurra (che, peraltro, non è chiamata in causa nel procedimento né per responsabilità diretta né oggettiva). I primi aspettano, come tutti, le motivazioni. Ovvero di capire cosa ha portato a capovolgere la decisione iniziale. Le ulteriori indagini richieste alla Procura federale avevano portato nuove testimonianze, ma a quanto trapela la registrazione audio e video acquisita sarebbe la stessa già esaminata a marzo e, dunque, senza il contenuto incriminato, la frase “la rivolta degli schiavi” indirizzata al centrocampista nigeriano. Solo le motivazioni, attesa entro dieci giorni e dunque a metà mese, daranno adito ad eventuali commenti delle parti.

La tempistica

Già così, però, almeno un paio di cose anomale da rilevare ci sono. La prima è la tempistica. La partita Pisa-Chievo, infatti, risale al 22 dicembre scorso, la squalifica è dunque arrivata 134 giorni dopo, ben quattro mesi e mezzo. Nel frattempo, però, Marconi ha giocato (tanto) e segnato (non certo poco). Ad esempio solo una manciata di giorni fa ne ha rifilati due al Pordenone che ora, a 180 minuti dalla fine dei giochi, deve ancora conquistarsi la sua permanenza in Serie B. Cosa che il Pisa ha fatto proprio il giorno prima della stop del bomber pareggiando 2-2 contro il Venezia e con Marconi di nuovo protagonista (per la rete su rigore e non solo). Ma questo significa anche che gran parte della squalifica andrà a impattare sul prossimo campionato, una stagione dopo, con danno per il giocatore e per chi lo paga. La giustizia, è chiaro, ha i suoi tempi, ma quando si va così lunghi è difficile anche non pensare a quello che poteva essere e non è stato.

La procedura

Ma nella vicenda Marconi un peso ce l’ha anche la procedura. Dopo che la Procura federale aveva fatto appello contro l’assoluzione, infatti, la Corte federale non è entrata nel merito della vicenda ma ha chiesto alla stessa Procura federale di rifare le indagini. L’ordinanza è del primo aprile scorso e, di fatto, sembra una novità nell’ambito della giustizia sportiva. Come quella, anche se in questo caso un precedente recente ci sarebbe, di giudicare poi il caso a camere riunite. In questo senso la vicenda di Marconi è destinata a fare giurisprudenza. E potrebbe essere oggetto del ricorso al Coni che la difesa del giocatore è intenzionata a presentare. Non prima, ovviamente, di aver letto le tanto attese motivazioni.

Gli attacchi

Intanto, a rompere il silenzio, gli attacchi che il giocatore ha nuovamente ricevuto (come a dicembre, quando il caso esplose) sui suoi profili social. Un’altra brutta pagina di una storia, questo almeno è sicuro, che assai brutta lo è di suo. —

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