Il dolore
Il Pisa finalmente è al sicuro ma con più rabbia che sorrisi
Marconi e Marsura fanno male al Venezia, poi nel finale errori propri e orrori arbitrali strozzano in gola l’urlo di gioia
David Biuzzi
PISA. Il Pisa è salvo, è scritto nella pietra. Numeri (classifica) e calendario (all’ultimo turno, lunedì, ci sarà Pordenone-Cosenza) dicono che o i neroverdi resteranno dietro o i calabresi non riusciranno ad accorciare la distanza (5 punti) che annulla i playout. Missione compiuta, dunque. E non è poco. Basta pensare a cosa è accaduto una manciata di ore fa, col terremoto che ha sconvolto la Toscana del calcio (Livorno, Pistoia, Lucca e Arezzo in D) o ricordare l’ultima volta che i nerazzurri hanno corso e sudato sui campi cadetti per tre stagioni di fila. Bene così, dunque.
Resta, però, il modo con cui la truppa di D’Angelo arriva a questo non trascurabile traguardo. Il 2-2 col Venezia, infatti, è il film di una stagione. Con un’impresa (vittoria) costruita con fatica e coraggio, ma poi gettata per demeriti propri (errori individuali) e altrui (orrori arbitrali), lasciando ancora la sensazione dell’incompiuta, di quel “vorrei ma non posso” che, in sostanza, è l’essenza di un campionato ormai ai titoli di coda (non a caso, al triplice fischio del pessimo Amabile rimpianti e rabbia prevalgono per distacco).
Ma è anche il film di una partita che il Pisa subisce in avvio più per scelta che per altro. Gucher e soci, infatti, lasciano lustrini e paillettes ai veneti e badano al sodo. Copione perfetto per i nerazzurri e il loro 4-3-1-2 di sostanza, con quattro novità rispetto a Frosinone (Meroni, Lisi, Vido e Marsura), con la repentina uscita di scena di Caracciolo (infortunato, come Palombi, che era in panchina, prima e Vido poi) e con l’atteggiamento giusto. Non remissivo, cioè, perché il Venezia, che sceglie il 4-3-3, ha il palleggio ma dietro si lascia tanta campo. Spazio dove i nerazzurri provano sistematicamente a catapultarsi. E quando ci riescono bene, al 36’ con Birindelli che innesca Vido sulla sua verticale, Ricci cade nel tranello e l’arbitro (come al solito in ritardo) dice penalty. Lo trasforma Marconi, che fa 13. E fa pure meglio al 42’, quando (su un cross di Lisi) con un magnifico tacco al volo coglie il palo interno: la palla cade in zona Marsura che, a porta vuota, raddoppia. Strada in discesa, dunque.
E in effetti la prima parte della ripresa scorre come previsto: il Venezia spinge, cioè, e anche tanto, ma la burrasca dura poco e non produce danni dalle parti di Gori (bravo sull’inzuccata di Cremonesi al 17’). Nel frattempo Zanetti, tramite cambi, passa al 4-2-3-1 ma il risultato è che il Pisa ha un uomo in più in mezzo al campo e lo fa valere. Di fatto ora domina la gara. E anche quando Marsura si divora il tris (24’) a tu per tu con Maenpaa, il più sembra fatto. Le sensazioni positive, però, s’incrinano poco dopo (32’) quando si apre un varco sulle zolle di Lisi. Ne approfitta Johnsen che arma Forte: lo disinnesca Gori, ma sulla respinta (troppo centrale per essere perfetta) c’è Maleh (da poco in campo) a riaprire la partita. Il Venezia ha anche Bocalon in campo e va di 4-2-4. E, allo scadere, conquista ancora la sinistra (ora presidiata da Belli) col cross di Ferrarini che sbatte sul fianco di Siega. Amabile ci pensa, poi indica il dischetto commettendo l’ennesimo e più grosso errore della sua gara: Forte fa 2-2. Il Pisa ha i nervi a fior di pelle e Gucher si fa espellere dopo un rimbrotto all’assistente di linea. Così, alla fine, il Venezia festeggia i playoff in campo, i nerazzurri scoprono negli spogliatoi di essere comunque al sicuro. Peccato, avrebbero voluto e dovuto festeggiare anche loro. —
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