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«D’Angelo è una certezza, mi ricorda un po’ Ventura»

Andrea Chiavacci
«D’Angelo è una certezza, mi ricorda un po’ Ventura»

Emanuele D’Anna è un doppio ex della sfida di lunedì tra nerazzurri e Chievo «Ho sentito Masucci, spera di tornare in campo per le ultime partite»

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Andrea Chiavacci

PISA. L’amore per Pisa, la stima per D’Angelo e la voglia di continuare a giocare a 38 anni in serie D con la maglia del Giulianova. Emanuele D’Anna è uno dei doppi ex storici di Chievo Verona-Pisa, anche se lunedì sera il suo cuore batterà per i colori nerazzurri. A Pisa 65 presenze e 5 gol tra il gennaio 2007 e il giugno 2009, una promozione in B e una grande stagione tra i cadetti. In gialloblù 9 presenze all’inizio della stagione 2008-2009 e la soddisfazione di esordire in serie A prima di tornare a Pisa con la formula del prestito. Tra le istantanee più belle dell’esterno avellinese un gol segnato proprio al Chievo all’Arena Garibaldi nell’1-1 del 26 aprile 2007.

D’Anna, forse con quel gol ha convinto il Chievo ad acquistarla?

«Di certo fu una bella soddisfazione. Non era un momento semplice per noi visto che avevamo tanti infortunati a cominciare da Cerci. Quel giorno poi si fece male anche Kutuzov. Il Chievo era una squadra forte e siamo stati bravi a rimontare e restare pienamente dentro la zona playoff. Il gol più importante però l’ho segnato a Ravenna. Non vincevamo da diverse giornate e furono tre punti determinanti per blindare gli spareggi».

Quali differenze tra Braglia e Ventura?

«Due allenatori diversi, ma capaci entrambi di ottenere grandi risultati. Braglia la metteva più sulla fisicità e il carattere, con Ventura giocavamo sempre a viso aperto. Fu anche un calcio spettacolare e innovativo .Oggi tutte le squadre fanno la costruzione dal basso, noi con Ventura l’abbiamo iniziata a praticare quasi 14 anni fa. Anche perché Morello era un portiere bravo nel partecipare all’azione, poi le giocate venivano fatte ad un ritmo alto perché avevamo grande qualità. Ci siamo divertiti tantissimo».

Quindi la costruzione dal basso le piace?

«Devi avere i giocatori adatti per farla. Il calcio è fatto di strategia e secondo me non deve diventare una moda».

Che allenatore è invece Luca D’Angelo?

«Il mister lo ho avuto alla Casertana e per certi versi mi ricorda un po’ Ventura. Ama fare il possesso palla e provare sempre ad imporre il proprio gioco».

Qual è il suo punto di forza?

«Fa sentire tutti importanti. Vedo che anche a Pisa riesce a gestire bene un gruppo numeroso e con qualità. Un giocatore certe cose le capisce».

Si aspettava questo suo percorso importante a Pisa?

«L’ho detto in tempi non sospetti che D’Angelo era un allenatore all’altezza di questa piazza. In molti non lo conoscevano e si sono ricreduti. A me non ha sorpreso».

Dove possono arrivare D’Angelo e il Pisa in questo finale di campionato?

«A Caserta finimmo in crescendo e tutte le sue squadre ottengono sempre tanti punti quando inizia a fare caldo. Può guardare in alto, ma restano le incognite coronavirus e infortuni che stanno condizionando tutti i campionati».

Come giudica il momento della squadra?

«Ultimamente sono stati un po’ sfortunati. Con il Lecce ci sono stati anche errori arbitrali evidenti. Anche 13 anni fa non siamo stati fortunati con i giallorossi ai playoff. Stavolta va detto che sul fallo di Maggio ai danni di Palombi la svista è stata clamorosa, mentre il rigore concesso a loro mi è sembrato molto generoso. La squadra comunque sta giocando bene dopo un inizio difficile».

Il suo amico e compaesano Gaetano Masucci come sta?

«Ci siamo sentiti per Pasqua. Non vede l’ora di tornare in campo e sta accelerando i tempi di recupero dopo l’infortunio al ginocchio. Spera di essere pronto per le ultime giornate. Con Gaetano siamo praticamente cresciuti insieme. È normale che Pisa lo abbia lo adottato da diversi anni, perché è una grande persona e un ottimo calciatore. Uno di quelli che non mollano mai».

Inutile chiederle per chi farà il tifo lunedì...

«A Pisa sono stato più tempo, al Chievo solo pochi mesi. Fu comunque una bella esperienza perché mi hanno dato la possibilità di esordire in A e confrontarmi con ottimi giocatori. Purtroppo mi portavo dietro da Pisa diversi problemi alle caviglie. Il Chievo poi mi prestò al Pisa nel gennaio 2009, ma la seconda avventura in nerazzurro non è stata come la prima. Fa male andare in campo senza una società alle spalle. Oggi per fortuna a Pisa c’è una proprietà ambiziosa e pronta ad investire».

Un ricordo di Fabrizio Ferrigno...

«Arrivai a Pisa nel gennaio del 2007 e Fabrizio è stato uno di quelli che mi ha fatto sentire subito a mio agio. Quando a fine carriera diventò direttore sportivo ci sentivamo spesso. Abbiamo perso una persona solare e genuina». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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