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Pisa

Tanti auguri Sporting Club: dall'ungherese Ging al magnate Knaster, il Pisa fa 112

Fabio Vasarelli*
Tanti auguri Sporting Club: dall'ungherese Ging al magnate Knaster, il Pisa fa 112

È il compleanno della squadra: ne ripercorriamo la storia tra grandi delusi e successi memorabili

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Il Pisa Sporting Club fa 112! Nessun pericolo, non c’è da chiamare i carabinieri, ma si festeggiano gli anni del sodalizio nerazzurro, nato ufficialmente (come ci ha raccontato Ferruccio Giovannini, uno dei fondatori), il 9 aprile del 1909. Se proprio vogliamo forzare un collegamento con la numerologia, 1-1-2 sono i primi tre termini della serie aurea di Leonardo Pisano, detto Fibonacci, matematico e illustre concittadino del quale, pochi mesi fa, si è ricordato il 750° anniversario della nascita.

Ecco, questo legame tra calcio e città ci piace di più, specie se si pensa a questi ultimi 12 mesi assai particolari: mai era successo nella storia del club che la squadra disputasse un anno intero senza pubblico, tanto in casa quanto in trasferta. E a Pisa sappiamo bene quanto il tifo sia sempre stato un unicum con il rettangolo verde, in ogni epoca e in ogni categoria. Dunque un compleanno non singolare dal punto di vista numerico, ma decisamente inconsueto per alcuni fattori e ricorsi storici.

I primi anni furono un ruggito di passioni e di successi che travolsero lo sport in città. Un manipolo di ragazzi, messi sapientemente in riga dall’allenatore ungherese Ging, che portarono i colori nerazzurri al risultato più alto della storia del club: la finale per lo scudetto nel luglio del 1921, persa per un soffio e disputata in condizioni di imparzialità molto dubbie. Il Pisa riuscì subito ad emergere tra le grandi, quando il calcio non era ancora lo sport nazionale e non c’erano televisioni, scommesse e interessi economici di alcun genere. Uno sport all’epoca romantico fatto di maglie lise, di palloni di cuoio, di terreni fangosi e di spettatori col cappotto e il cappello. In pochi anni, dai prati di San Paolo a Ripa d’Arno e della Cittadella, si passò prima al campo dell’Abetone e poi, dal 1919 all’Arena Garibaldi. Subito tanti appassionati, prima e dopo la guerra, con retrocessioni, promozioni e nella trasformazione (1929) del prato dell’Arena in vero e proprio stadio sportivo.

Dopo i fasti degli anni Venti, ritroviamo il Pisa nella massima serie solamente verso la fine degli anni Sessanta, sotto la presidenza Donati; una squadra forte e umile che portò una nuova ventata di nerazzurro in una città allora distratta dai movimenti studenteschi e operai. Ancora tanta serie B e serie C fino agli indimenticabili anni di Romeo, altro apice assoluto della nostra storia, con 6 campionati di serie A, due coppe internazionali e il prato dell’Arena (ristrutturata sapientemente per l’epoca) che ha avuto l’onore di ospitare calciatori come Maradona, Platini, Van Basten, Matthäus, Zico, Gullit, Baresi… insomma, il gotha del calcio mondiale di quel periodo. Sono trent’anni che i tifosi nerazzurri non vedono allo stadio la massima serie e c’è innegabilmente carestia di grande calcio. Gli ultimi anni ci hanno visto fallire, soffrire, gioire, sperare in società serie e facoltose. L’unica costante in questi 112 anni di vita è stata la passione dei tifosi ed il fatto che il pallone, bene o male, ha sempre rotolato sui tutti i campi, da San Siro a Perignano, dall’Olimpico all’Isola d’Elba, dal San Paolo a Tolentino.

Per essere una cosiddetta “provinciale”, il Pisa ha annoverato nel suo score 7 campionati di serie A, 34 di Serie B, due Mitropa Cup e una Coppa Italia di serie C. Il 112° della storia dello Sporting, l’anno della pandemia mondiale, delle partite a porte chiuse e dei tamponi settimanali ai giocatori per il via libera alle partite, potrebbe al contrario essere un anno incredibilmente importate. A luglio sarà passato un secolo esatto dalla finale scudetto persa a Torino, il punto più alto mai raggiunto dal Pisa.

Il club attuale sta mettendo le radici in serie B dopo alcuni decenni di scivoloni e ambisce decisamente alla categoria maggiore, in virtù di una società solida e seria, che recentemente è stata acquistata (per il 75%) dal magnate Alexander Knaster, uno di quegli imprenditori che ancora si fatica a credere che siano venuti proprio a Pisa. Si sta giocando inoltre l’importantissima partita della nuova Arena, un progetto da cui il futuro sportivo del club non può prescindere e che proprio quest’anno dovrebbe concretizzarsi la fase esecutiva e la cantierizzazione del primo lotti di lavori. E nella nuova Arena troverà il meritato spazio il Museo del Pisa, che da oltre un decennio reclama una sede espositiva in linea con le ambizioni della nuova proprietà, ma anche in linea con le mostre, gli eventi e le iniziative realizzate in questi anni con a tema sempre la storia del Pisa.

Pertanto, con i migliori auspici di successi sportivi e non, tantissimi cari auguri vecchio Sporting Club! —

*Associazione Cento

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