Gioco
Marconi prosciolto dall’accusa di razzismo ora il contrattacco per danni all’immagine
Il Tribunale federale nazionale ha respinto il deferimento del procuratore in seguito ai fatti di Pisa-Chievo del 22 dicembre
Andrea Chiavacci
PISA. Assolto. Michele Marconi è stato prosciolto dalle accuse di aver pronunciato una frase razzista nei confronti di Joel Obi durante la partita Pisa-Chievo Verona del 22 dicembre scorso.
La sentenza della sezione disciplinare del Tribunale federale nazionale (Tfn), presieduta da Giuseppe Rotondo e composta da Gianluca Di Vita, dal relatore Angelo Fanizza e dal rappresentante Aia Giancarlo Di Veglia, ha respinto il deferimento del procuratore federale che contestava a Marconi di «aver utilizzato parole di contenuto discriminatorio e denigratorio per motivi di razza nei confronti dell’avversario», secondo quanto riportato dal comunicato ufficiale dell’8 febbraio scorso. La frase incriminata era «la rivolta degli schiavi».
Marconi esce quindi da vincitore da quello che era diventato un caso su scala nazionale. Con i riflettori ancora più puntati dopo la lite tra Ibrahimovic e Lukaku nel derby di Milano. L’attaccante ha sempre avuto dalla sua parte la società, l’allenatore ed i i compagni di squadra. Pochi giorni fa D’Angelo aveva ribadito tutta la sua convinzione in un esito positivo della vicenda come poi si è verificato.
Il calciatore però è rimasto segnato dalle accuse rivolte nei suoi confronti, tanto che dal suo entourage trapela che la cosa non finirà qui. Marconi, assieme al proprio avvocato Alessio Piscini, avrebbe intenzione di agire per vie legali contro chi lo ha accusato troppo frettolosamente.
Nel suo entourage la soddisfazione è evidente e si aggiunge alla convinzione che non avrebbe potuto esserci un finale diverso. E comunque ora Marconi valuterà con la famiglia e il proprio legale come tutelare la propria immagine dopo quelle che vengono considerate calunnie subite. Perché, secondo quanto dicono gli amici del giocatore, il punto è che in questo caso non si tratta solo di un gol sbagliato o di un fuorigioco non visto, ma di accuse pesanti come quelle di razzismo. E soprattutto ha dato fastidio il fatto che in tanti lo avessero giudicato prima della sentenza.
Di certo Marconi è sempre stato sostenuto dal Pisa, che ha respinto le accuse del Chievo Verona fin dall’inizio rispondendo subito al duro comunicato di accusa del club veronese emesso appena conclusa la partita dell’Arena.
Il Chievo sosteneva infatti che Marconi avesse rivolto quella presunta frase a sfondo razzista direttamente al centrocampista Obi, di origine nigeriana, al 42’ del primo tempo.
Ma la presunta frase non era stata rilevata dalla quaterna arbitrale e nemmeno dai responsabili di Lega e Figc a bordo campo, oltre che dal bordocampista di Dazn, Lorenzo Marrucci, che pure aveva segnalato in diretta la protesta della panchina del Chievo Verona. Ma anche lui dalla sua postazione non aveva sentito offese. Nessuna prova, dunque, poteva essere portata a sostegno delle accuse del Chievo. Secondo il codice di giustizia sportiva, in caso di condanna il giocatore avrebbe potuto ricevere una squalifica per almeno dieci giornate di gara o, nei casi più gravi, una squalifica a tempo determinato e con una sanzione da 10mila a 20mila euro».
La società nerazzurra dopo la partita aveva voluto sottolineare la distanza totale sempre espressa nei confronti degli episodi di razzismo e lo stesso Marconi si era difeso in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. «Non ho insultato nessuno, tanto meno con frasi o epiteti razzisti – aveva detto l’attaccante –. Ho tantissimi amici di colore. Non accetto strumentalizzazioni da parte di nessuno. Il Chievo fin dall’inizio ha tenuto un atteggiamento provocatorio nei nostri confronti».
Un episodio che ha decisamente pesato sul morale di Marconi, che però ha sempre risposto nel modo giusto sul campo.
Come martedì sera quando ha segnato il gol del 2-0 definitivo contro l’Ascoli. Marconi è sempre stato convinto della propria innocenza, ma ora con questa sentenza è finito definitivamente un incubo. —
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