Sicurezza
Marconi a processo per frase razzista La società è già pronta a fare ricorso
Deferito per l’episodio della partita con il Chievo. I veneti avevano denunciato: «Ha detto a Obi “la rivolta degli schiavi”»
PISA. Michele Marconi a processo, davanti al Tribunale federale, per la presunta frase a sfondo razzista («la rivolta degli schiavi») che l’attaccante nerazzurro è accusato di aver rivolto al centrocampista Joel Chukwunma Obi durante la partita Pisa-Chievo del 22 dicembre scorso. Il procuratore federale, Giuseppe Chiné, ha deferito ieri Marconi «per aver utilizzato – si legge nel comunicato ufficiale – parole di contenuto discriminatorio e denigratorio per motivi di razza nei confronti dell’avversario».
I fatti
Al minuto 42 del primo tempo le immagini di Dazn mostrano uno scontro di gioco sulla trequarti tra Marconi e Obi, e poi i due che si dicono qualcosa. Nelle vicinanze c’è l’arbitro Santoro che fa loro cenno di smetterla. La panchina del Chievo protesta cercando di far intervenire il direttore di gara, ma la partita prosegue senza problemi. A fine partita il Chievo Verona denuncia l’episodio lamentando, attraverso un comunicato, che nessuno fosse intervenuto a gara in corso nonostante quelle parole fossero state «sentite dai più», in un contesto tra l’altro a porte chiuse. La Procura federale aveva immediatamente aperto un’indagine che ora ha portato al deferimento.
La difesa
Il Pisa aveva subito difeso il suo giocatore rispondendo con un comunicato molto duro. Quell’episodio, ha sottolineato il club nerazzurro, non è stato rilevato dalla quaterna arbitrale e nemmeno dai responsabili di Lega e Figc a bordo campo. Neppure il bordocampista di Dazn, Lorenzo Marrucci, ha sentito niente, confermando al nostro giornale quanto aveva detto in diretta: «Ho segnalato la forte protesta della panchina del Chievo. Io dalla mia postazione non ho sentito nessuna offesa, però mi trovavo dal lato della panchina del Pisa e l’episodio contestato è avvenuto dalla parte opposta». Inoltre Marrucci ha detto di non aver sentito giocatori del Chievo chiedere la sospensione della gara. Nei giorni seguenti Marconi ha negato pubblicamente l’episodio di cui è stato accusato dal Chievo Verona: «Non ho insultato nessuno, tanto meno con frasi o epiteti razzisti – aveva detto –. Ho tantissimi amici di colore. Non accetto strumentalizzazioni da parte di nessuno. Il Chievo fin dall’inizio ha tenuto un atteggiamento provocatorio nei nostri confronti».
cosa rischia
In realtà, il Pisa si attendeva questo deferimento ritenendolo sostanzialmente un atto dovuto. Questo non toglie il rischio di pesanti conseguenze sia in termini di squalifica che di multa al giocatore. Secondo l’articolo 28 del Codice di giustizia sportiva (comportamenti discriminatori) «costituisce comportamento discriminatorio ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporta offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine anche etnica, condizione personale o sociale ovvero configura propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori». Al punto 2 dello stesso articolo si legge: «Il calciatore che commette una violazione di cui al comma 1 è punito con la squalifica per almeno dieci giornate di gara o, nei casi più gravi, con una squalifica a tempo determinato e con la sanzione prevista dall’art. 9, comma 1, lettera g) nonché, per il settore professionistico, con l’ammenda da 10mila a 20mila euro». Se Marconi dovesse subire una squalifica, unita a una multa pesante, il ricorso da parte del Pisa sarà scontato. E questo emerge chiaramente da parte della società nerazzurra.
Gli altri casi
Il deferimento di Marconi arriva in un momento delicato sotto il profilo dei casi di razzismo, o presunti tali, sui campi di calcio. Dalla sospensione di Psg-Basaksehir in Champions League, quando i calciatori di entrambe le squadre abbandonarono il campo per la frase razzista del quarto uomo Sebastian Coltescu nei confronti dell’assistente della squadra turca Pierre Weibo, fino al duello Lukaku-Ibrahimovic in Inter-Milan di Coppa Italia. Tutte situazioni che hanno scatenato un acceso dibattito, anche fuori dai confini nazionali. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, pochi giorni fa, dopo l’apertura dell’indagine da parte della Procura federale sulla lite Lukaku-Ibrahimovic, ha detto: «Non è stato un bello spettacolo, non parlerei però di pene esemplari. E chi è pronto a scagliare la prima pietra deve farsi un esame di coscienza». —
Andrea Chiavacci
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