La protesta
Piovanelli: D’Angelo è il vero uomo in più con i gol di Marconi si può pensare ai playoff
«Mircea Lucescu dopo 30 anni allena ancora in Champions ed Europa League? Lui per me è un professore del calcio»
PISA. Il cuore di Lamberto Piovanelli continua ad esser tinto di nerazzurro. Anzi, soffre, si arrabbia e gioisce più oggi di quando con la maglia numero 11 faceva sognare il popolo pisano. Gli inizi dalla Cattolica Virtus, la stessa squadra dove è cresciuto Paolo Rossi, i 41 gol in cinque stagioni a Pisa, due promozioni in A, una Mitropa Cup, la maglia azzurra. Poi quel terribile scontro con Domini in Lazio-Pisa che esattamente 30 anni fa mise di fatto fine alla sua esperienza a Pisa e che comunque non gli precluse il trasferimento alla Juventus. Anche se finirà la carriera senza esordire in bianconero prima di vestire le maglie di Atalanta, per la seconda volta, Verona e Perugia.
Lamberto, partiamo dall’attualità, come giudica il momento della squadra di D’Angelo?
«La sensazione è che le cose si stanno rimettendo a posto. Nelle ultime sei partite oltre ai risultati si è rivisto un bel Pisa capace di imporre il proprio gioco anche contro squadre di alto livello. Vedo maggiore tranquillità in campo rispetto all’inizio della stagione» .
Come si spiega la partenza difficile?
«La squadra non era al meglio della condizione fisica. Però non è mancato solo questo a mio modo di vedere. Sono rimasto un po’ deluso dall’atteggiamento del gruppo nelle prime partite, come invece sono rimasto felicemente sorpreso per questa nuova compattezza dopo la rimonta con l’Ascoli che ha aperto la strada a questi sei risultati utili di fila».
A chi va il merito di questa metamorfosi?
«Senza alcun dubbio a Luca D’Angelo. Il mister ci mette sempre la faccia. È il primo a non prendersi i meriti quando vince e il primo a prendersi le responsabilità quando perde. Protegge la squadra sempre soprattutto quando le cose vanno male. Nei momenti più difficili tira sempre fuori gli artigli. Questo è il suo secondo campionato di B e sta dimostrando una grande maturità e una capacità nel saper leggere e interpretare le partite» .
Chi la sta convincendo di più in campo?
«Gucher ormai è diventato un vero attaccante. Avete visto che gol ha fatto a Cosenza. Addirittura di testa. Sta diventando un cecchino infallibile. Mi sta piacendo molto anche Sibilli perché ha portato un po’ di vivacità, e Mazzitelli nelle ultime gare sta crescendo molto. Ma se devo fare un nome in assoluto faccio sempre quello di D’Angelo. È lui l’uomo in più del Pisa».
Chi l’ha delusa maggiormente?
«La differenza la fa sempre il gruppo nel bene e nel male. Dire Marconi può sembrare troppo semplice, ma è chiaro che da lui ci si attende qualcosa di più dopo le ultime due grandi stagioni. In questo momento non gli manca solo il gol (non segna da sette giornate nda). L’ho visto prendere meno punizioni e fare meno sponde. Lui di solito è determinante per il gioco d’attacco. Sono convinto che tornerà al top della condizione».
L’obiettivo resta la salvezza o si può fare qualcosa in più?
«Se ritroviamo i gol di Marconi possiamo lottare per i playoff, anche se i problemi della squadra non sono certo in attacco. Secondo me non dobbiamo chiuderci le porte del sogno. Possiamo fare un campionato simile a quello passato se la mentalità resta quella delle ultime gare».
Cosa serve dal mercato?
«A gennaio dovrebbe rientrare Varnier dopo l’infortunio ma secondo me almeno un difensore forte serve. Confido in Gemmi, ha dimostrato di saperci fare. Sa lui quali sono gli elementi giusti per garantire il salto definitivo alla squadra» .
Facendo un passo indietro si aspettava di vedere allenare in Champions, e ora in Europa League, Mircea Lucescu a 30 anni dalla sua esperienza a Pisa?
«Lucescu per me è un professore del calcio. Un allenatore bravissimo che ti spiega il calcio come pochi. In allenamento ci faceva fare delle cose che poi ci venivano naturali in campo. Peccato che poi le cose in quella stagione sono andate male ma vederlo ancora lì con i grandi non mi sorprende» .
È stato un anno difficile sotto punti di vista, e ci hanno lasciato due personaggi amatissimi come Gigi Simoni e Fabrizio Ferrigno. Che ricordo conserva di loro?
«A Simoni è legato il ricordo più bello della mia carriera. La vittoria di Cremona con il mio gol di testa. Simoni mi ha dato tanto ed è stato tra i primi a credere in me. Un vero signore che sarà sempre nel mio cuore. Ferrigno? Nella sua stagione a Pisa commentavo le partite in Tv. È stato il nostro condottiero. Un vero leader, uno che sapeva fare la differenza a livello tecnico e caratteriale. Con lui, Biancone e Raimondi potevi stare tranquillo. Lo ricordo come una gran bella persona». —
Andrea Chiavacci
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