Il Tirreno

Pisa

Simoni sale in cattedra all’università e la sua storia diventa una tesi di laurea

LUCA TRONCHETTI
Simoni sale in cattedra all’università e la sua storia diventa una tesi di laurea

Lisa Carmignani, 27 anni, di Marina di Pisa, ha ottenuto il massimo della votazione al dipartimento di Ingegneria civile 

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LUCA TRONCHETTI

Gigi Simoni sale in cattedra. E la sua gestione delle squadre di calcio diventa oggetto di una tesi, che ha ottenuto la massima votazione, discussa il 18 dicembre scorso per il conseguimento del diploma di master in Industry 4.0 Design al dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’università di Pisa dal titolo emblematico “Il Driver per realizzare il cambiamento”. L’idea, decisamente originale, è venuta a Lisa Carmignani, 27 anni, di Marina di Pisa, dipendente di una multinazionale con sede a Milano, che è partita da un concetto che può sembrare banale, ma che in questi anni dove la rete, internet e il web spopolano non lo è affatto: la tecnologia si compra, le persone no. Così muovendo dall’informatizzazione delle aziende private e pubbliche - che in questi anni ha avuto un impulso estremamente veloce accelerato ulteriormente dalla pandemia con smart working, telelavoro e didattica a distanza - la studentessa si è interrogata sul progressivo svilimento delle risorse umane e su come gestire nel modo migliore il cambiamento per affrontare la digitalizzazione delle imprese che veda al centro l’uomo come elemento dinamico. Perché le nuove tecnologie, se applicate per bene, consentono di abbattere i costi e migliorare la qualità del lavoro. Ma questa velocizzazione ha spesso “spersonalizzato” il lavoro portando ad un’insoddisfazione sempre maggiore dei dipendenti. Cosa fare allora per migliorare la situazione? Occorre adattare gli schemi alle persone.

IL CALCIO COME MODELLO

E Lisa Carmignani il modello lo ha trovato fuori dalle industrie tradizionali, ma in un settore dove il cambiamento è costante e continuo: il calcio. Nel gioco più bello del mondo in tempi rapidissimi cambiano gli scenari: proprietà, allenatori, manager, calciatori. E quando arriva un nuovo tecnico vengono modificati schemi, strategie, metodologie di lavoro, ruoli. La studentessa ha individuato 8 leve di riferimento del corpo umano: orecchi e bocca per parlare ed ascoltare, cervello per comprendere ed essere consapevoli del proprio ruolo, muscoli per la formazione del team, assegnazione dei ruoli e una corretta valorizzazione delle persone e cuore per innescare il sentimento per il massimo impegno in modo da ottenere la partecipazione attiva delle persone.

L’ESEMPIO

E a questo punto entra in campo Gigi Simoni, uno degli allenatori più vincenti del calcio italiano (10 promozioni da allenatore, 4 da calciatore, una Coppa Uefa e un torneo anglo italiano conquistati) venuto a mancare il 22 maggio scorso, ma ancora vivo nella memoria collettiva per i suoi successi ottenuti senza mai sentirsi su un piedistallo e senza mai pretendere dai suoi datori di lavoro oltre il consentito.

Perché proprio Simoni? Perché nei suoi 60 anni di carriera ha avuto alle sue dipendenze oltre 600 calciatori e ha lavorato per 22 società. «Credo che nel mondo del calcio nessuno meglio di lui abbia saputo interagire con le persone – dice Lisa Carmignani, figlia di uno degli autori della biografia “Simoni si nasce” –. Leggendo la sua storia ho scoperto un manager (allenatore) che nelle aziende in cui ha lavorato (squadre di club) è riuscito a farsi capire dagli impiegati (i calciatori) meglio di qualsiasi altro muovendosi nel tempo senza snaturare le sue convinzioni». Ma cos’è che caratterizza Simoni rispetto ad altri tecnici? «Quando ha allenato club medio piccoli è riuscito a valorizzare giovani calciatori locali consentendo alla società di venderli facendo utili importanti. Ed è riuscito a valorizzare le persone facendole sentire indispensabili».

FACCENDA, PISA E INTER

Nella tesi si citano come esempio l’ex difensore degli anni Ottanta, Mario Faccenda che Simoni ha allenato al Genoa e al Pisa. Un elemento essenziale nell’economia della squadra. Il tecnico gentiluomo nel Genoa lo utilizzò in tutti i ruoli eccetto il portiere. In una partita contro la Juve lo mise in marcatura su Platini, Boniek e Paolo Rossi. A fine partita il mister, nonostante la sconfitta, ne esaltò le qualità di fronte ai compagni. Altri esempi riportati riguardano il comportamento tenuto con il presidente del Pisa, Romeo Anconetani, una personalità forte, ma che alla fine attraverso una gestione intelligente e remando nella stessa direzione ha prodotto annate irripetibili con due promozioni in A e la valorizzazione e la vendita di calciatori. «Il cambiamento potrà essere accettato solo valorizzando le persone che saranno stimolate a produrre meglio». La chiarezza di esposizione è un’altra peculiarità di Simoni che ben si sposa al progetto di Industry 4.0. E la riprova è l’esperienza all’Inter e la gestione di un campione come Ronaldo. La prima volta riunendo il gruppo Simoni parlò chiaro: «In questa squadra siamo tutti uguali tranne uno» e indicò il Fenomeno. Per lui faceva uno strappo alla regola. Non voleva che i calciatori bevessero la Coca Cola, ma per Ronnie chiudeva un occhio. E un altro elemento è legato alla sdrammatizzazione degli avvenimenti. Un’eccessiva tensione in qualsiasi gruppo di lavoro toglie concentrazione. Simoni era maestro d’ironia e nei frangenti più delicati sapeva toccare le corde giuste. Vigilia della sfida di Coppa con i «Blancos». Volti tirati, poca voglia di parlare. Arriva il mister e fa: «Ragazzi cosa avete? Vi vedo tesi neanche dovessimo giocare con il Real Madrid». Quella battuta sciolse di colpo ansia e nervosismo. L’Inter vinse 3-1 La psicologia applicata al management. Non è un caso se i calciatori gli regalarono una bilancia simbolo di equilibrio ed equità. Simoni si nasce e, con l’applicazione di questo sistema, con il tempo si può pure diventare. —

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