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Pisa

la chiave tattica 

Anche il 4-4-2 in caso di bisogno tra le frecce per l’arco di D’Angelo

Massimo Berutto
Anche il 4-4-2 in caso di bisogno tra le frecce per l’arco di D’Angelo

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PISA. Martedì scorso Luca D’Angelo ha sfornato il secondo capolavoro tattico nell’arco di 4 giorni, giungendo ad un soffio, dopo il blitz a Lecce, dalla seconda vittoria consecutiva di prestigio. Grazie alla duttilità dei suoi calciatori, il tecnico nerazzurro con pochi ritocchi ha convertito, inizialmente solo in fase difensiva, il 4-3-1-2 in un credibile 4-4-2, capace di imbrigliare il medesimo modulo di un Chievo dinamico e ricco di talento. Inferiorità numerica, cambi tattici e distrazioni hanno permesso agli scaligeri la doppia rimonta.

TUTTO IN TRE MOSSE

È bastato sfruttare la rapidità di Siega e Marin da mezzali decentrate e avanzare Gucher sulla trequarti, chiedendo all’austriaco di rientrare in fase difensiva a fianco del centromediano Mazzitelli. Ecco “spianato” il rombo di centrocampo in una seconda linea a 4 uomini, in grado di garantire i raddoppi sulle corsie laterali in aiuto di Birindelli e Lisi. Il modo migliore per adattarsi agli avversari senza snaturare il proprio gioco, come dimostrato da Gucher, che ha segnato e servito assist da autentico rifinitore, oltre a dare una mano in mezzo al campo.

IL PRECEDENTE

Il 4-4-2, pur essendo un modulo lontano dalle idee tattiche del mister pescarese (che preferisce schierare un centrocampo a tre con un metodista davanti alla difesa), non rappresenta una novità per il Pisa. Una simile disposizione era stata provata anche in precampionato. Il precedente più significativo e calzante risale alla prima giornata dello scorso torneo: per fronteggiare il 4-4-2 del Benevento di Pippo Inzaghi, D’Angelo decentrò le due mezzali (Verna e, anche allora, Marin) e collocò De Vitis sulla trequarti, riservandogli (come a Gucher) il compito di riallinearsi in fase di non possesso al centromediano (che in quel caso era l’austriaco). Anche allora il Pisa pareggiò (0-0), sfiorando il successo (Marconi sbagliò un rigore a tempo scaduto). La soluzione non venne riproposta nella gara di ritorno, in favore di un 3-5-2. Martedì sera dopo l’intervallo l’avanzamento di Lisi a centrocampo al posto di Marin (sostituito dal terzino Belli, che a sinistra ha completato il quartetto arretrato) ha sancito un passaggio ancora più netto al 4-4-2. Quel dispositivo tattico ha retto all’urto del Chievo.

VECCHI VIZI

I problemi sono arrivati, forse anche a causa della sopraggiunta stanchezza e sicuramente dei meriti clivensi, quando il Pisa ha tentato di proteggersi con un 3-5-2, finendo per abbassarsi eccessivamente. La rimonta è iniziata sugli sviluppi di una palla inattiva, quando per l’ottava volta un avversario ha beffato la disposizione dei nerazzurri, infilandosi nella zona di nessuno fra le aeree presidiate da due-tre calciatori rossocrociati. Il Chievo, come accaduto al Bentegodi nella scorsa stagione, ha sfruttato la profondità della sua rosa per rimontare due gol nel finale. Poi l’espulsione di Siega ha privato il Pisa forse dell’elemento tatticamente più importante. Esaurite le sostituzioni, i 10 calciatori rimasti hanno sofferto nel 3-5-1 finale. —

Massimo Berutto

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