Il Tirreno

Pisa

La “10” prestata al successore Zola e la monetina dagli spalti a Renica

Massimo Berutto
La “10” prestata al successore Zola e la monetina dagli spalti a Renica

Quella volta in campo da avversario dei nerazzurri di Romeo 

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il pibe all’arena

Il più grande numero 10 a Pisa si trasformò sorprendentemente in un 9. Diego Armando Maradona lasciò la sua maglia prediletta a Gianfranco Zola il 17 febbraio 1991 (Pisa-Napoli 1-1). Una stranezza che non passò inosservata. Con il senno di poi quasi un passaggio di consegne, esattamente un mese prima del controllo antidoping che avrebbe interrotto bruscamente l’esperienza italiana del campione più amato e più discusso.

All’andata, segnando su rigore, Maradona aveva contribuito alla prima sconfitta dell’ultimo Pisa in massima serie, piegato al 90’ da Careca dopo il momentaneo pareggio di Padovano (2-1). Il fuoriclasse sudamericano è una delle icone del calcio italiano più bello e più rimpianto, nel quale il Pisa di Romeo Anconetani era un piccolo protagonista.

A Maradona è legato il punto più alto del team nerazzurro nel secondo dopoguerra: la doppia semifinale di Coppa Italia del 1989 contro gli azzurri partenopei, che rispettarono i pronostici, vincendo sia all’Arena Garibaldi (2-0, raddoppio siglato dall’argentino) sia fra le mura amiche (1-0).

Il 12 gennaio 1986 neppure la presenza del campionissimo impedì al Pisa di espugnare lo stadio San Paolo (rete di Berggreen), anche se inconsapevolmente fu l’ultima vittoria stagionale di una squadra che, dopo aver sognato l’accesso in Coppa Uefa, retrocesse incredibilmente in B. Alla “mano de Dios” è associato indirettamente uno degli episodi più controversi della storia nerazzurra, ossia il lancio della monetina che dalla tribuna dell’Arena colpì in fronte Renica, spalleggiato dal suo capitano Maradona nel dopo partita di fronte all’accusa di aver esagerato per ottenere la vittoria a tavolino. Responso che puntualmente giunse, ribaltando il successo che il neopromosso Pisa aveva strappato al Napoli campione in carica, sul campo, in 10 uomini contro 11 (espulso Elliott) grazie ad un calcio di rigore trasformato da Sclosa (1-0).

Quei 2 punti insanguinati (in tutti i sensi) non sarebbero bastati ai campani per ottenere il secondo scudetto consecutivo e non avrebbero impedito al Pisa di salvarsi in A per la seconda volta nella sua storia. Renica e Maradona non si fermarono, punendo ancora lo Sporting Club nel match di ritorno, stavolta sul campo, firmando una rete a testa (2-1). —



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