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Pisa

daspo, la protesta degli ultras  

«Stadi chiusi e coprifuoco ma bisogna firmare lo stesso»

a.sc.
«Stadi chiusi e coprifuoco ma bisogna firmare lo stesso»

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PISA

«Neanche l’istituzione della zona rossa regionale è riuscita a placare la furia persecutoria contro gli ultras». La protesta dei gruppi della curva Nord è stata espressa ieri in un comunicato.

Ma cosa è successo, o meglio, cosa sta succedendo? «Con le partite a porte non chiuse, sigillate, con le strade attorno allo stadio deserte per il lockdown, c’è e ci sarà chi dovrà recarsi in questura per firmare anche tre volte (partite in casa) o una volta (trasferta), nell’intenzione delle autorità preposte di dimostrare che il diffidato in quel momento non è allo stadio (e non ci potrebbe comunque essere, per le restrizioni), ma neanche nelle vicinanze (idem), per scontrarsi con tifosi ospiti che non ci sono, o per architettare chissà quale altra malefatta ai danni di squadre, arbitri, dirigenti, che arrivano scortatissimi allo stadio e altrettanto “in bolla” se ne vanno».

Scrivono gli ultras: «Era già surreale l’esser chiamati a firmare con le partite a porte chiuse. Adesso, con il risalire della curva dei contagi, e con il lockdown completo in una Toscana diventata rossa, l’impuntarsi nel non sospendere la firma ai diffidati, in occasione di tutte le partite disputate a Pisa (non solo dal Pisa Sc) e delle trasferte dei nerazzurri, diventa non più surreale, e nemmeno illogico, ma semplicemente scandaloso, e, come già detto, puramente persecutorio. Accanimento: non ci sono altre definizioni».

I ragazzi coinvolti, vista la nuova situazione, non sono rimasti fermi alle richieste precedenti, ma hanno presentato, tramite avvocati, una nuova istanza. La richiesta? “Che il prevenuto possa essere esonerato dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria fino a quando la squadra del Pisa giocherà le proprie partite a porte chiuse”, dopo aver premesso che in sostanza l’attuale situazione epidemiologica proibisce di per sé gli spostamenti, e prevede già un “coprifuoco” che andrebbe oltre l’orario di alcune gare disputate allo stadio.

Le risposte? «Negative. Uscire di casa, munirsi di autocertificazione, andare a firmare, tornare magari a casa, per poi ripresentarsi la seconda e la terza volta, perché per la strada non si può stare, e i bar sono chiusi: questa la prospettiva per i diffidati con firma».

I gruppi della curva Nord e i diretti interessati non chiedono l’annullamento del Daspo o la revisione totale della firma, o il suo annullamento “sine die” bensì «semplicemente una sospensione temporanea legata agli stadi chiusi e in definitiva all’emergenza sanitaria. Ma la risposta continua ad essere “no”. Vogliamo a questo punto che tutti siano a conoscenza della vessazione e del trattamento ingiusto riservato ad alcuni tifosi nerazzurri, perché un tale scempio non resti sotto silenzio ma emerga alla luce del sole, chiaro a tutti, al resto della tifoseria, alla città e all’opinione pubblica. Questo siamo costretti a subire – conclude il documento – in quanto ultras, ma la repressione e la vostra grottesca “giustizia” non fermeranno ugualmente i nostri ideali e la nostra passione». — a.sc.



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