Il Tirreno

Pisa

l’analisi del momento difficile 

Sei gare, 15 reti incassate Difesa sott’accusa e distratta sui calci piazzati

Massimo Berutto
Sei gare, 15 reti incassate Difesa sott’accusa e distratta sui calci piazzati

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pisa

Quindici reti incassate in 6 incontri lasciano la fase difensiva e soprattutto, inevitabilmente, la retroguardia sul banco degli imputati, ma, al di là di impietosi numeri, il Pisa torna da Vicenza con qualche certezza in più anche sulla copertura.

SOLIDI ANCHE IN 10

Allo stadio Menti i nerazzurri hanno subìto solo una rete (l’ultima delle quattro al passivo) sugli sviluppi di un’azione manovrata, con l’evidente complicità di Perilli, che ha respinto un tiro-cross verso il centro dell’area di rigore, favorendo l’intervento decisivo del veneto Da Riva. Gucher e soci, pur ridotti in 10 uomini per oltre un tempo, non hanno costretto il numero uno ad una sola parata degna di nota al termine di un fraseggio del Vicenza. Curiosamente per la prima volta, nonostante l’inferiorità numerica, D’Angelo non ha usato tutti e 5 i cambi a disposizione, lasciando in panchina lo stopper Benedetti e riorganizzando lo schieramento senza immediate sostituzioni.

IL SACRIFICIO DELLE PUNTE

Nell’economia della fase difensiva ha inciso il ritrovato lavoro di Masucci, che, ben imitato da Vido, si è confermato nei fatti il primo difensore, fondamentale negli equilibri collettivi come lo era nella scorsa stagione. Prezioso anche il sacrificio di entrambi nei ruoli di ala. Ecco perché il tecnico pescarese, nonostante il pesante passivo, continua ad attaccare schierando 3 punte, confortato anche dal fatto che i calciatori offensivi siano i più in forma della rosa, come testimoniato dalle 3 reti a testa di Marconi e Vido, dal primo centro di Masucci a Empoli, più le firme degli scalpitanti Sibilli e Palombi in Coppa Italia. L’iniziale rinuncia a Lisi è l’inevitabile prezzo in un momento in cui non tutta la squadra è ancora in condizione (emblematici gli errori di un senatore come Pisano) per supportare uno schieramento iperoffensivo. Utile inoltre avere un’arma in più da usare in corso d’opera, quando gli avversari sono stanchi.

PALLE INATTIVE

Nota dolente i calci piazzati a sfavore, costati già il gol del definitivo 2-2 nel match iniziale a Reggio Emilia. Quattro complessivamente i colpi subiti partendo da corner o tiro franco. E pensare che furono appena 6 alla fine della scorsa stagione. Cosa è cambiato nel breve intervallo fra il campionato precedente e quello attuale, in una rosa confermata quasi in blocco? Senza gettare la croce addosso a Perilli, le uscite di Gori risolvevano molti problemi in area di rigore, trasmettendo sicurezza ai compagni. A Vicenza un intervento a vuoto dell’attuale estremo difensore ha aperto la porta a un avversario che, curiosamente, porta lo stesso cognome del predecessore fra i pali del Pisa. Non convince la disposizione a zona sui calci piazzati, ma in fondo non era troppo diversa da quella proposta in passato da D’Angelo. Gli assenti hanno sempre ragione e forse Pinato, partito in estate, aiutava sui palloni aerei.

LENTE D’INGRANDIMENTO

Al di là dell’infortunio di Perilli sul primo gol, il secondo è stato una prodezza di Meggiorini, abile a sfruttare una zona presidiata da Marconi, che di mestiere non fa il mastino difensivo. La terza rete è stata il prodotto di un imperioso terzo tempo dello stopper Cappelletti, che ha sovrastato ben 3 nerazzurri e ci ha riprovato poco dopo. In questi casi forse servirebbe una marcatura preventiva, anche ai limiti del regolamento, per non lasciare spazio a un’irresistibile incornata. —

Massimo Berutto

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