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L’addio al calcio giocato nei giorni dell’anniversario del primo gol in serie A

Andrea Chiavacci
L’addio al calcio giocato nei giorni dell’anniversario del primo gol in serie A

Davide Moscardelli abbracciato idealmente dall’Italia intera dopo la decisione di appendere le scarpette al chiodo

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Parafrasando la canzone che ha vinto l'ultimo Festival di Sanremo possiamo dire che l'addio al calcio di Davide Moscardelli “fa rumore”.

Un calciatore amato un po' da tutti, a qualunque latitudine, non solo dai tifosi nerazzurri che lo hanno ammirato negli ultimi due anni, in particolare per il suo carattere, il suo coraggio, la sua tenacia.

Sui social lo abbracciano tifosi di squadre dove ha lasciato il segno come Chievo, Rimini, Trieste, Piacenza, Bologna, Arezzo e Lecce, per citarne alcune, ma anche i tanti fan della pagina “Chiamarsi bomber”, che adotta come simbolo la faccia di Mosca e la sua iconica barba, quella che a volte lo ha fatto arrabbiare: «A volte parlate più del mio look che dei miei gol», ribadiva spesso nelle sue rare interviste.

La tenacia, dicevamo, quella che gli ha permesso di arrivare a giocare in serie A all'età di trent’anni dopo una lunga gavetta cominciata nell'Eccellenza laziale. Proprio quando Mosca appende le scarpe al chiodo, per entrare nello staff tecnico di Luca D'Angelo, ricorre il decimo anniversario dal primo gol in A, realizzato con la maglia del Chievo Verona al Catania, a cui Moscagol ha dedicato una delle sue stories su Instagram nel fine settimana appena concluso: “10 anni fa il mio primo gol in serie A. Il sogno da bambino che si avverava, veramente. Me lo ricordo come se fosse successo ieri e sarà così per sempre”.

Tra i commenti anche quelli di tanti compagni di squadra in nerazzurro come quello del bomber Michele Marconi. «Di piatto», scherza il centravanti di Follonica. «Se guardi bene il replay segno di collo interno», ribatte Mosca sorridendo. Infine, Marconi conclude il divertente duetto: «Infatti, era ironico, dovevi tirare di piatto».

Robert Gucher, che prenderà la fascia di Moscardelli ed è destinato a diventare il nuovo uomo simbolo di un Pisa che vuol rinnovargli il contratto in scadenza nel 2021, commenta il primo gol in A di Moscardelli con un'estasiato “What a player”, ovvero “Che giocatore”.

Anche Luca Verna, che non rientra più nei piani del Pisa, posta una foto con lui, Mosca e Marin esultanti a Trapani: «È stato un onore». Proprio a Trapani Moscardelli ha segnato gli ultimi due gol di una carriera da 560 partite e 166 gol nei professionisti. Proprio al Provinciale di Trapani strappò applausi a scena aperta soprattutto per quel gol in rovesciata che probabilmente è il più bello segnato in maglia nerazzurra.

Non il più importante, visto che Moscardelli con la sua personalità e il suo carisma è stato determinante nella rincorsa del Pisa nel 2018-2019 alla promozione in B, culminata nella meravigliosa giornata di Trieste. Mosca quel giorno in pratica era già un collaboratore di D'Angelo, visti i consigli e le urla che dava ai compagni dalla panchina. Ma in campo è stato determinate in quei playoff con i gol belli e pesanti come lingotti d'oro segnati alla Carrarese, nei quarti di finale, e nella finale d'andata alla sua ex Triestina. Squadra che aveva già punito due volte in Coppa Italia.

Ma oltre che per l'incisività il Mosca mancherà per lo spettacolo che sapeva offrire e che era in grado di condurre, di orchestrare. L'elastico, giocata che provava spesso anche a Pisa, la faceva un certo Ronaldinho e spesso è riuscita anche a Moscardelli ai tempi del Chievo Verona. Ne rimane ad esempio celebre una, confezionata tra gli applausi ai danni di Nagatomo dell'Inter.

La rabona non mancava mai nel suo repertorio, come i dribbling nello stretto e i tiri da lontano. Il ragazzo che tifa Roma e amava il primo Ronaldo e Gabriel Batistuta adesso è diventato grande.

Mosca ci mancherà sicuramente in campo, perché il calcio non è fatto solo di numeri. È anche fosforo, fantasia, intelligenza. Quella che da oggi sarà al servizio dello staff tecnico del Pisa e di mister Luca D’Angelo.

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