Toscana
Domenico Progna: «I ritiri con Romeo erano una regola»
L’ex difensore oggi è il responsabile delle giovanili del Campobasso: «Un grande piacere avere affrontato Maradona, Van Basten e Platini»
PISA
Domenico Progna, attualmente responsabile del settore giovanile del Campobasso, società molisana militante in serie D, non dimentica Pisa ed il suo presidente Romeo Anconetani. «Persona favolosa, molto competente. Un presidente che, a differenza di oggi, ne capiva di calcio e di giocatori. Era uno che sapeva scegliere bene i calciatori ed i fatti lo dimostrano. Da Kieft a Berggreen, da Dunga a Simeone, tanti talenti sono passati per Pisa e hanno fatto la fortuna dei nerazzurri e di altre squadre», dice Progna.
La squadra nerazzurra versione 2020-21 si ritrova proprio oggi ed i ritiri, anche punitivi, erano un pensiero fisso di Romeo. «Il presidente - ricorda Progna - era un patito dei ritiri, li facevamo spesso: in quel periodo c’era un altro tipo di mentalità, comunque il fine giustifica i mezzi e, tutto sommato, era giusto».
Qual è il suo legame con Pisa e che ricordo ne ha?
«Pisa è una città bellissima, sono stato a mio agio e mi sono trovato molto bene anche con i pisani. Seguo i nerazzurri e sono rimasto in contatto con i responsabili dell’Associazione Cento. Lo scorso anno ci sono state le celebrazioni per i 110 anni della società: mi è dispiaciuto non poter essere presente, ho mandato un video-saluto. Avrei rivisto con piacere alcuni amici, sono in contatto grazie ai social con diversi ex compagni di squadra».
Quali erano i giocatori più forti del suo Pisa?
«I due stranieri, Kieft e Berggreen: facevano la differenza. Kieft era anche sottovalutato, fece parte dell’Olanda che vinse l’Europeo del 1988, era il vice di Van Basten. Berggreen era poco appariscente, ma in campo si faceva sentire e spesso segnava gol importanti».
Dal nerazzurro del Pisa a quello dell’Atalanta, con la quale ha giocato per cinque anni: che giudizio dà alla stagione della Dea?
«I nerazzurri hanno centrato la qualificazione in Champions per due anni di fila, quest’anno sono usciti ai quarti di finale contro il Psg ed hanno disputato un ottimo campionato: direi che questa Atalanta “sorpassa” ciò che eravamo riusciti a fare noi e siamo ben volentieri superati da una squadra spettacolare. La società è seria e solida, molto oculata nell’acquistare e nel gestire i giocatori».
Il calciatore che più l’ha messa in difficoltà?
«Il giocatore che più mi ha impressionato è Van Basten: ci faceva sempre gol quando affrontavamo il Milan. In quel periodo ho giocato anche contro Maradona e Platini. Diciamo che all’epoca i falli erano un po’ più ammessi. Ad ogni modo fa solo piacere aver affrontato campioni di questo calibro».
Da Campobasso ha spiccato il volo verso la A e lì è tornato dopo aver chiuso il capitolo da calciatore…
«Quando ho smesso mi sono occupato di settori giovanili. Avevo creato una scuola calcio, poi sono stato chiamato dal Campobasso ed ora, assieme a Bruno Mandragora, curiamo il settore giovanile. Ci occupiamo dei giovani, speriamo venga fuori qualcosa di interessante. La prima squadra al momento dello stop era reduce da diciotto risultati utili di fila e seconda in classifica a tre punti dalla vetta: se non fosse arrivato questo grave imprevisto del Covid-19 avrebbe vinto il campionato e sarebbe stata promossa in Lega Pro». —
Alessandro Marone
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