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serie b 

Il saluto di Gori: grazie Pisa, qui la mia consacrazione

Andrea Chiavacci
Il saluto di Gori: grazie Pisa, qui la mia consacrazione

Il portiere lascia i colori nerazzurri dopo due campionati da protagonista Ora passa alla Juventus: «I sogni restano tali fino a quando non si realizzano»

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Dopo le lacrime di delusione, ma non di rimpianto perché il Pisa ci ha provato fino alla fine, è il momento di salutare uno dei protagonisti più importanti di questi due anni splendidi. Poco più di un mese fa Stefano Gori veniva ceduto ufficialmente alla Juventus ed una volta terminato il campionato il numero uno del Pisa targato Luca D’Angelo ha voluto salutare i tifosi e la città con un video molto bello postato sui social del club nerazzurro. Gori entra all’Arena e si dirige a centrocampo dove prende la sua maglia verde sporca di fango, autografata dai compagni di squadra, e spalle alla porta si incammina verso la curva Nord. «Tutte le storie hanno un inizio ed una fine. La mia no: per me quello che ho vissuto a Pisa continuerà a darmi la forza per crescere - dice il portiere bresciano che ha vinto il Torneo di Viareggio con il Milan nel 2014 -. Due anni fa ero un ragazzo in cerca di consacrazione. Ho trovato una famiglia che ha saputo darmi tutto quello di cui avevo bisogno».

Per Gori è un’escalation di emozioni: «Le lacrime dopo Trieste, le parate ed i gol dei miei compagni. Le corse per essere il primo ad abbracciarli attraversando tutto il campo. La Torre che si intravede dalla metà campo davanti alla curva. I sogni restano tali fino a quando non si realizzano, ed io a Pisa ho vissuto il mio. Questo sarà sempre il mio posto. Grazie di tutto, Stefano». Un saluto che vale più di tanti numeri impressionanti come sono le 82 partite consecutive giocate, 28 senza subire reti, per un totale di 7.440 minuti. Lasciando solo poche presenze agli altri portieri con cui è nata comunque una bella amicizia, su tutti quella con Andrea D’Egidio. Segnale di un carattere forte che mette prima il gruppo davanti alla gloria personale, come testimoniano i tanti incoraggiamenti arrivati dalla panchina per Perilli, che lo ha sostituito dopo la lussazione della spalla, in queste ultime due partite di campionato. Ecco, forse è questo il suo unico rimpianto: non aver chiuso la stagione in mezzo ai pali come ha fatto in questi due anni.

Subito dopo il fischio finale di Frosinone, Gori era il primo a consolare tutti i compagni di squadra ed a pensare che un recupero lampo, se il Pisa fosse andato avanti, non sarebbe stato impossibile. Un vero peccato. A Pisa è stato più forte di tutto, anche della tacchettata di Djordjevic del Chievo Verona che lo aveva costretto ad andare al Pronto soccorso. Ma non ad abbandonare il campo, visto che in quel Pisa-Chievo del 9 febbraio scorso, finito 1-1, restò in campo per tutti i minuti di recupero con un’evidente fasciatura alla testa. Due anni in cui Gori è cresciuto notevolmente a livello tecnico. Poche sbavature, sicuro tra i pali, coraggioso nelle uscite e bravo ad intuire e spesso a parare i calci di rigore. Tre nella passata stagione, indimenticabile quello su Cutolo nella semifinale playoff di Arezzo, e due in B a Pescara e Pordenone. Nel periodo post lockdown Gori è ulteriormente migliorato nel giocare con i piedi, concedendo qualcosa in meno allo spettacolo e crescendo ancora sotto il profilo della personalità.

Prima della partenza per la trasferta di Frosinone la Curva Nord gli ha dedicato lo striscione “Numero 1 in tutto, grazie Gori”. —



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