Il Tirreno

Pisa

amarcord 

C’eravamo poco amati: ex contestati e ripicche

Andrea Chiavacci

Prima di Asencio tanti nomi hanno lasciato un ricordo poco felice: Fialdini, Di Masi e Degano fra ricordi meno belli

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PISA

Quella di Raul Asencio non è la prima, e sicuramente non sarà l’ultima, storia di un rapporto non proprio idilliaco tra un calciatore e la piazza di Pisa.

È raro però sentire o leggere parole così dure da parte di un calciatore contro l’ambiente nerazzurro, soprattutto in un contesto positivo come quello creato da Luca D’Angelo e dal club.

Se guardiamo agli ultimi vent’anni non possiamo dimenticare il gesto di sfida di Jimmy Fialdini, che dopo aver realizzato un gol con il “cucchiaio” all’alba della partita con la Pistoiese nel gennaio 2004 mostrava gli orecchi al pubblico dell’Arena che aveva contestato le scialbe prestazioni della squadra. Nonostante il rapporto compromesso il fantasista massese restò in nerazzurro ancora per un anno e mezzo.

Alessandro Ambrosi è stato un idolo dei tifosi, 29 gol in due anni, poi però non si lasciò benissimo dopo il mancato rinnovo nel 2004. Quando tornò da ex con la Juve Stabia dichiarò: «Se segno pago cena a tutti i miei compagni». Perse 1-0, ma fu più una provocazione che faceva parte del carattere dell’attaccante che ad anni di distanza parla sempre bene della tifoseria nerazzurra.

Ben diversa la natura del contrasto nei confronti di Giuseppe Anaclerio che dopo aver indossato la fascia speciale di capitano con la scritta Mau Ovunque passò proprio ai rivali dello Spezia nel 2004-05. Quando tornò all’Arena da avversario Anaclerio venne accolto da striscioni e cori di scherno.

Tormentato anche il rapporto con il portiere Daniele Di Masi che quando giocava a Pisa si fece notare soprattutto per un’entrata in allenamento che mise fine alla carriera dell’attaccante Raffaele Costantino.

Nella stagione 2008-09, quella che portò al fallimento e alla ripartenza dalla D, in molti vennero contestati. Tra i calciatori considerati più indisponenti dai tifosi c’era Daniele Degano, ritenuto poco avvezzo a sudare per la maglia. Tra i tanti finiti nel mirino anche il pisano Alessandro Birindelli.

Nel marzo 2015 la contestazione dopo la sconfitta di Lucca portò alle dimissioni dell’allenatore Giuseppe Pillon, arrivato cinque giorni prima, e alla rescissione del contratto del capitano Stefano Morrone. Quel gesto venne considerato dalla tifoseria come un’occasione mancata per metterci la faccia da parte di un giocatore così navigato. Anche Andrea Lisuzzo finì sul banco degli imputati, ma il Sindaco, grazie alla sua professionalità, riconquistò i pisani diventando uno dei simboli del Pisa promosso in B con Gattuso. Da contestato a idolo, un’impresa davvero grande. —

Andrea Chiavacci

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