Gioco
Un anno fa l’impresa di Trieste che sancì il ritorno in B dei nerazzurri
Il 9 giugno 2019 i tanti tifosi pisani saliti in Friuli Venezia Giulia festeggiavano il salto nella serie cadetta grazie ai gol di Masucci, Marconi e Gucher
pisa
Un anno dopo la sensazione è la stessa. Se un pisano pensa a Trieste, al 9 giugno 2019, esulta, soffre, si commuove e spera che quella sia diventata davvero la partita della svolta dopo 25 anni di alti, pochi, e bassi, tanti, perfino troppi.
La vittoria di Trieste è stata ricordata più volte in questa stagione, Luca D’Angelo ha chiesto spesso ai suoi di giocare con lo spirito visto al Nereo Rocco. I gol di Masucci, Marconi e Gucher sono diventati spesso un toccasana per l’umore dei tifosi, ma anche dei calciatori stessi, durante il lockdown. Il bello di una conquista non sta tanto nella conquista stessa, ma nell’attesa di conquistare quell’obiettivo a lungo cercato, sognato, voluto. Dopo il 2-2 dell’andata c’era fiducia, ma anche tanta tensione, per un Pisa che doveva fare a meno di un pezzo da novanta come Francesco Lisi. D’Angelo ci crede, i tifosi ci credono e già dal sabato iniziano a raggiungere la città natale di Romeo Anconetani. La domenica mattina le autostrade sono una lunga colonna di oltre 5mila cuori nerazzurri ricchi di speranze e paure. Anche Trieste scalpita per una B che manca da troppi anni, ma il clima non è quello di Foggia. Rivalità e tifo infuocato, ma corretto, in uno stadio gioiello di modernità e nessuna barriera tra campo e tribune. Uno stadio ammirato dai Corrado e dal patron Enzo Ricci e che potrebbe diventare un modello da seguire in vista del restyling dell’Arena.
In campo per 90 minuti si concentrano tutte le emozioni che solo il calcio riesce a regalare: la gioia iniziale per il gol di Masucci, i brividi dopo il pareggio su rigore di Granoche, ma Gori era sulla traiettoria, episodi contestati e l’uomo in più che farà la differenza. Sì perché spesso dimentichiamo che Marconi è stato decisivo non solo con il gol, ma ha anche fatto espellere Lambrughi. Con un uomo in più e con testa e gambe più lucide dell’avversario il Pisa trionfa, non senza soffrire, ai supplementari. Prima Marconi, su assist di Buschiazzo, costretto a uscire per un brutto infortunio, e infine con Gucher dopo uno scambio con Verna firmano il 3-1 finale. L’austriaco fa scattare la festa più bella mentre D’Angelo inizia a piangere di gioia. Stavolta possiamo alzare la coppa in mezzo al campo e davanti ai tifosi in delirio e non uscire di corsa dopo il fischio finale come allo Zaccheria. Da Trieste a Pisa c’è spazio solo per la gioia, culminata la sera dopo sul prato dell’Arena, con l’abbraccio di tanti tifosi ai ragazzi di D’Angelo all’autogrill, quando mangiare un panino era più difficile che entrare in area della Triestina.
Trecentosessantasei giorni dopo, siamo in un anno bisestile, l’emozione è la stessa. Ma qualcosa è cambiato. Non tanto perché alcuni protagonisti sono andati a giocare altrove, fa parte del calcio, ma soprattutto perché il Covid-19 ha cambiato le abitudini di tutti. Quello spirito di gruppo evocato spesso da D’Angelo però è rimasto intatto anche con protagonisti nuovi che si sono, a parte rare eccezioni, adattati alle regole di un gruppo unito più che mai. —
A.C.
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