Gioco
Il Pisa tira il fiato ma da domani si fa sul serio
Attesa per il Consiglio Figc: se passa la linea della Lega A anche fra i cadetti le retrocessioni potrebbero diminuire
pisa
Un fine settimana di riposo per tutti i nerazzurri dopo la seduta di ieri mattina e le prime partitelle in famiglia: il Pisa tornerà al lavoro domani pomeriggio all’Arena, rigorosamente a porte chiuse.
Si è intanto venuto a sapere qualcosa in più del probabile anticipo della gara con la Salernitana. Come sapete, il calendario definitivo delle giornate mancanti non c’è ancora per il semplice motivo che gli orari, gli anticipi e i posticipi vanno concordati (eufemismo) con Dazn e Raisport. Che ci mettono i soldi e quindi hanno molta voce in capitolo, anzi più del solito visto che ora si giocherà a porte chiuse e quindi non ci sarà (purtroppo) il contrappeso del botteghino.
Bene: Raisport aveva già deciso di chiedere l’anticipo di Salernitana-Pisa, entrambe nella top 5 delle tifoserie più numerose della categoria, prima del lockdown, e non ha fatto altro che ribadire la scelta. Per questo all’Arechi si giocherebbe venerdì 19 anziché domenica 21, ma non ci sarebbe ancora l’accordo con la Lega sull’orario (le 17. 30 o le 21). Ma per il Pisa è un bene o un male anticipare la sfida dell’Arechi? Difficile dirlo. Da un lato la Salernitana avrebbe qualche giorno in più di allenamenti nelle gambe, cosa che comunque avere anche giocandola domenica; dall’altro, i nerazzurri avrebbero due giorni in più per recuperare le energie in vista della gara successiva, in casa con il Pescara.
Non si può accorciare la quarantena, ma stiamo lavorando ad un’altra via per salvare il campionato». In diretta a Radio Punto Nuovo è intervenuto Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo Oms e consigliere del ministro Speranza per il Coronavirus. Il problema è che la quarantena dei protocolli attuali è una bomba ad orologeria sulla prosecuzione dei campionati. Continua Ricciardi: «Protocollo di 14 giorni? L’accorciamento non è possibile. Il periodo di allontanamento non può essere inferiore, ma una strada alternativa si può trovare, ci stiamo lavorando».
Più tranciante Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e membro del Comitato tecnico-scientifico della protezione civile: «Niente trattamento di favore per il mondo del calcio. La durata della quarantena deve essere stabilita sull’intero territorio Nazionale. Se è di 14 giorni, deve essere di 14 giorni anche nel calcio». Ivo Pulcini, responsabile sanitario della Lazio, sul tema picchia pesante: «Questo trappolone andrà tolto. Ad inizio campionato la quarantena sarà annullata, altrimenti sarà ridicolo».
In effetti si naviga a vista. Pensate solo che il nostro Gucher è arrivato il 3 giugno dall’Austria e si è potuto mettere subito al lavoro con i compagni, facendo il tampone come loro: ma se il Pisa per disgrazia lo avesse fato rientrare la sera prima, Robert si sarebbe dovuto mettere in quarantena sino al 16!
Un aspetto curioso della recentissima lite Lega A-Figc, punto centrale del Consiglio federale di domani, è che l’alzata di scudi dei ricconi della massima serie contro l’algoritmo di Gravina (che un po’ fa sorridere, perché la metrica dell’espressione richiama alla mente la sequenza di Fibonacci, e d’altra parte Pisa l’ha tirata in ballo lui) potrebbe portare al “tana libera quasi tutti”, ovvero diminuire il numero di retrocesse dalla B.
Ecco perché. Venerdì sera l’assemblea di Lega Serie A, riguardo al piano da applicare nel caso in cui il campionato non dovesse finire, ha chiesto di applicare la media aritmetica per definire la classifica, con verdetti solo se aritmetici. La classifica finale sarebbe stilata con la media punti moltiplicata per le gare mancanti per definire le qualificate alle coppe; mentre lo scudetto e le retrocessioni sarebbero assegnati solo in caso di matematica. Ad esempio, se lo stop arriva quando mancano tre giornate, e una o più delle ultime tre in classifica ha meno di nove punti di distacco dalla zona salvezza, non retrocede.
Al piano di sotto stanno caricando i cannoni. Dice il sindaco di Benevento, Clemente Mastella (sì, l’ex ministro): «Nel caso di blocco delle retrocessioni saremmo di fronte a un comportamento eticamente e sportivamente disdicevole verso il quale ci muoveremo, se così fosse, con azioni legali». Ma la via d’uscita c’è, senza arrivare in tribunale: allargare, in quel caso, la serie A (è già successo). E in quel caso la serie B, per mantenere il format a 20 squadre, sarebbe “costretta” a salvare d’ufficio una o più delle sue attuali squadre altrimenti condannate alla retrocessione in C, che nel caso estremo potrebbe colpire solo l’ultima classificata (oggi è il Livorno). –
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