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Pisa, ultimo weekend senza campo pronte le convocazioni per riprendere

antonio scuglia
Pisa, ultimo weekend senza campo pronte le convocazioni per riprendere

In settimana la squadra dovrebbe ritrovarsi per le visite e la nuova preparazione a San Piero e all’Arena

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Ultimo weekend di “compiti a casa” per i nerazzurri, che dalla settimana entrante inizieranno ad allenarsi all’Arena Garibaldi e al centro sportivo di San Piero. Il club è in costante e stretto contatto con la Lega B, di cui Giuseppe Corrado è consigliere, e con la stretta dei tempi sul nuovo protocollo si passerà alla fase operativa. Dopo di che sarà solo conto alla rovescia per capire quanto il campionato potrà riprendere. Dal punto vi sta climatico l’estate è già iniziata, meno male che le cinque sostituzioni a partita diventeranno operative da subito perché dieci gare più eventuali spareggi entro il 20 agosto significano un tour de force di dimensioni inusitate.

valori resettati

Le incognite sono tantissime: è chiaro a tutti che lo stato di forma che avevano le squadre il 7 marzo scorso non vale niente, tre mesi e mezzo-quattro mesi fra lo stop e la ripresa sono un tempo ben superiore alla normale pausa estiva. È un peccato, perché le proiezioni relative alle ultime 4 gare disputate (per il Pisa 6 punti) portavano a una salvezza tranquillissima, e quelle relative alle ultime tre (sempre 6 punti, 2 a gara) parlavano addirittura di playoff pieni (56 punti finali e sesto posto!). Invece si ripartirà da zero: è ovvio che valgono i punti già conquistati (undicesima posizione a +4 sulla zona playout) ma rallentare, in un campionato dove la graduatoria è così “liquida” (9 punti dopo 28 giornate fra la zona promozione e la zona retrocessione) è pericolosissimo.

Fra l’altro c’è già chi comincia a fare i conti e crede che sia necessario operare il massimo sforzo soprattutto nelle prime gare, perché se dopo la probabile riapertura dei giochi il campionato dovesse fermarsi di nuovo, varrebbero le classifiche maturate al momento del secondo stop. Il regolamento, ad ogni modo, sarà definito in Consiglio federale prima della ripresa.

riforme necessarie

E a proposito di regolamento, pare chiaro a tutti che fin dalla prossima stagione o al massimo da quella successiva sarà necessario cambiare qualcosa, anzi molto. Il sistema non regge assolutamento 100 squadre professionistiche. E già ora, se non si riprendesse, ricordava a CalcioToday.it Marco Bellinazzo, responsabile del settore Sport & Business de Il Sole 24 Ore, il rischio fallimento sarebbe evidente «per tutta l’area della Lega Pro, per molti club di serie B e per qualcuno di A, insomma per chi già viveva un equilibrio economico precario, inevitabilmente acuito dall’emergenza. In generale il problema riguarda il 75% delle società professionistiche». Una soluzione prospettata, a parte la barzelletta della B a 40 squadre (in teoria è facile farla: basta convincere le 20 “titolari” a dimezzare i contributi che ricevono...), è quella di una serie C d’élite a 20 e una seconda serie C semiprofessionistica, in pratica una C2 che godrebbe dei necessari sgravi fiscali. Ma attenzione, ad oggi è solo un’idea e le fughe in avanti non piaccioni a molti. «Smentisco in modo totale e assoluto di aver entusiasticamente aderito a una proposta per una serie C a 20 squadre», ha detto ieri all’Ansa l’amministratore delegato del Monza Adriano Galliani, senatore di Forza Italia: «Non faccio parte del Consiglio federale, non ho mai fatto nessuna proposta per la riforma del calcio italiano ad alcun consigliere, a partire dal presidente federale Gravina. Mi occupo del Monza, la squadra della città dove sono nato e quello voglio fare» .

nervi scoperti e trattative

Dalle altre di B una miscellanea di novità. Ad Ascoli, riporta Il Corriere Adriatico, dopo le dimissioni di Gianluca Ciccoianni e Giuliano Tosti potrebbero entrare nel Cda Roberta Pulcinelli, sorella del patron, e Francesco Caffaro, generale dei carabinieri. Nella Juve Stabia se ne va l’amministratore delegato Vincenzo D’Elia: «Mi vedo costretto a rassegnare le dimissioni in quanto la vicenda che mi riguarda è diventata – mio malgrado – centrale in un contraddittorio, al quale sono estraneo, tra i due soci che nei giorni scorsi ha raggiunto toni inaccettabili rispetto ai quali ritengo opportuno prendere le distanze».

E a Livorno ogni giorno sembra quello giusto per la firma della cessione, ma finora questa firma non c’è. Più volte in settimana gli avvocati di Majid Yousif hanno atteso senza successo perché la nuova bozza del contratto che doveva partire da casa Spinelli a Genova, ma non è arrivata. Ci sarebbe infatti una nuova clausola da concordare. —

antonio scuglia

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