Gioco
Enrico Di Ciolo: «I danni sono stati enormi ma non abbiamo smesso di lottare»
Il presidente del Club Scherma Pisa traccia un (pesante) bilancio del lockdown e spiega le linee guida per tornare subito a fare attività
l’intervista
Ci siamo quasi. Con grandi sacrifici e grande passione le grandi e piccole società di Pisa e provincia riaprono i battenti e si preparano ad accoglier il ritorno degli atleti. Uno dei maggiori attori nel mondo dello sport a livello locale è il maestro di scherma Enrico Di Ciolo, presidente del Club Scherma Pisa Antonio Di Ciolo ed impegnato in prima linea per far ripartire nel modo più naturale possibile l’attività motoria di tantissimi cittadini. «Purtroppo il nostro club, come d’altronde la maggior parte delle realtà sportive di tutta Italia, ha subìto ingenti danni – racconta –. A livello economico, con il blocco quasi totale delle quote sociali, siamo in una situazione critica; ci siamo infatti rivolti con una precedente dichiarazione agli enti locali nella speranza che possano dare un aiuto concreto, veramente necessario per riuscire a farci continuare a respirare. E le difficoltà non si limitano al piano meramente economico: per gli atleti professionisti fermarsi significa soprattutto minare la loro delicatissima preparazione, per i più piccoli invece è difficile superare un lungo periodo senza i momenti di crescita ad ampio spettro che hanno sempre caratterizzato l’attività motoria in età evolutiva».
Siete dunque riusciti a prendere degli accorgimenti per riuscire a continuare in qualche modo l’attività già durante la fase 1?
«Ovviamente la palestra era chiusa e nessuno aveva la possibilità di accedere alle nostre strutture. Ma ci siamo mossi per non sprecare completamente questo periodo di relegazione casalinga forzata. Abbiamo utilizzato alcuni canali social per invitare quante più persone possibili ad allenarsi da casa insieme a noi eseguendo alcuni esercizi proposti dai nostri maestri. Gli schermidori del club hanno invece continuato ad allenarsi quotidianamente nelle proprie abitazioni con programmi fisici adeguati ed alcune sedute mirate. Con i miei colleghi ci siamo divisi il compito di seguire le varie classi che abbiamo formato online: io mi sono occupato personalmente degli under 20 e dei più grandi, il maestri Simone Piccini degli under 14 e Jaffar Al Shishani dei corsi adulti e principianti. Oltre a questo ho continuato a tenere alcuni corsi via telematica con gli amici stranieri del club: Usa, Messico, Australia solo per fare i nomi di qualche paese».
Già, siete stati costretti ad interrompere completamente anche i vostri rapporti con l’estero?
«Moltissime trasferte sono saltate e, parimenti, abbiamo dovuto annullare alcuni appuntamenti che avevamo con maestri ed atleti stranieri. Molti, però, fra loro si sono dimostrati entusiasti, come dicevo, di partecipare a videoconferenze. Il vero dramma in questo caso è semmai quello economico che ricade anche sul territorio oltre che sul club: ogni anno grazie alla fiducia che ci viene accordata dagli amici stranieri (finlandesi, francesi, peruviano, neozelandesi, arabi e molti altri) creiamo più di 7.000 alloggiamenti che hanno, ovviamente, un enorme impatto a livello economico sul territorio. Abbiamo sempre voluto sottolineare come la nostra attività abbia sempre portato decine di migliaia di euro l’anno all’interno delle casse degli enti locali, chiediamo quindi un piccolo aiuto in questo periodo in cui è messa a rischio la nostra stessa sopravvivenza».
E durante la fase 2?
«Per quanto riguarda gli stranieri, ovviamente, temo che dovremo aspettare prima che si sentano nuovamente in totale sicurezza di viaggiare e di venirci a trovare. Per i nostri atleti la situazione è diversa. Nel totale rispetto dei decreti nazionali e del protocollo federale uscito solo pochi giorni fa, abbiamo iniziato a far allenare già dal 4 maggio gli atleti professionisti e di interesse olimpico o nazionale. Da lunedì 11 sono invece ripartiti gli allenamenti anche per gli altri. Ci tengo a sottolineare che abbiamo reagito con la massima serietà e solerzia alle disposizioni che abbiamo ricevuto e stiamo rispettando ogni regola che ci viene giustamente chiesto di rispettare in questo periodo complicato: pochissimi atleti alla volta possono entrare negli spazi chiusi della palestra, gli spogliatoi sono interdetti ed ogni atleta è obbligato a sanificare la propria attrezzatura sportiva prima di ogni allenamento e ad adottare numerose protezioni».
Gli spazi ci sono, giusto?
«La vera buona notizia, almeno per noi, è che abbiamo a disposizione anche enormi spazi all’aperto (circa 3.000 metri quadrati) che con la bella stagione ci facilitano la possibilità di far allenare i ragazzi in totale sicurezza. Vorrei dunque invitare tutte le famiglie impaurite dalla situazione che stiamo vivendo a venire a visitarci durante gli orari di allenamento per rendersi conto di persona che possono mandare i propri figli ad allenarsi in sicurezza».
In cosa consistono questi primi allenamenti?
«Per gli atleti grandi, visto che le Olimpiadi di Tokyo (come anche tutti gli altri principali appuntamenti agonistici) sono state rimandate, stiamo puntando principalmente su un sano e forte potenziamento. I più piccoli invece hanno attività, come sempre, mirate molto maggiormente al gioco».
Adulti e bambini: cosa è mancato loro principalmente in questi due mesi?
«Al di là di ovvi danni alla preparazione per quanto riguarda gli adulti direi che i danni psicologici sono stati molteplici. I più grandi hanno palesato un vero e proprio desiderio agonistico e stanno scalpitando per tornare in pedane, consapevoli però del motivo per cui questo è stato impedito loro. I più piccoli, al contrario, hanno subìto un’enorme mancanza nel gioco. La ripresa, per loro, servirà soprattutto a ripristinare le difese mentali di cui sono stati castrati». —
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