Toscana
Forti: «Alla ripresa dovremo spingere i ragazzi a osare»
Come succede anche al rientro da un infortunio, non si sa in che modo la testa e il corpo degli atleti potranno reagire
PISA
Da anni allena a Livorno, ma il suo cuore non si è mai spostato da Pisa. Cristiano Forti ha messo la propria esperienza a servizio dei ragazzi U13 e U14 della storica Pielle Livorno, dividendosi fra i campi di basket e l'insegnamento di educazione fisica al liceo sportivo Pesenti di Cascina. In periodi diversi è stato protagonista delle stagioni più brillanti di Ies, Gmv e Cus Pisa, conducendo in precedenza anche lo Sporting. Da selezionatore della Rappresentativa Cus ha conquistato due medaglie di bronzo ai Cnu.
Forti, come ha vissuto questo periodo di isolamento da Coronavirus?
«Sto cercando di tenermi aggiornato e informato in attesa di capire quando e come ripartire».
Da insegnante di educazione fisica partecipa alla formazione a distanza?
«Io ho sempre concepito la mia materia in un'ottica interdisciplinare. Per ragioni assicurative non posso suggerire esercizi fisici, ma ho partecipato alle lezioni di altre materie, ad esempio sulla fisica delle leve, illustrando quelle presenti nel corpo umano, o raccontando la storia dello sport».
E con i suoi giocatori della Pielle?
«Ho predisposto il lavoro individuale e verifico che venga svolto. Mi occupo delle fasce di età più giovani all'ingresso nel settore basket dopo il minibasket. La società ha passato alcuni momenti difficili ma pian piano si stava strutturando, nonostante la forte concorrenza che esiste a Livorno».
Ripartire dopo tante settimane di solo lavoro individuale non sarà equivalente al rientro da un grave infortunio?
«In parte è così. Noi allenatori dovremo essere bravi a mettere al centro del rapporto con i giocatori un diverso tipo di relazione. Dovremo avere più fiducia in loro, già da ora che dobbiamo confidare nel loro impegno a casa. Dovremo spingerli ad osare e a rischiare di sbagliare. Come al rientro da un infortunio, non sappiamo in che modo la testa e il corpo potranno reagire».
È stato giusto chiudere anticipatamente la stagione?
«Sì, per chi è morto e per chi lotta contro il virus. Il calcio ha interessi che non conosco, ma che posso immaginare. Chi decide ha sicuramente valutato tutte le conseguenze».
La Pisa cestistica non le manca?
«A Livorno sto bene e sono sempre stato un tifoso della Pielle, ma Pisa è la mia città, dove, prima o poi, mi piacerebbe riuscire a realizzare qualcosa di importante. Non credo però di allenare ancora per trent'anni, ma solo finché avrò le energie necessarie. Poi mi limiterò ad andare a vedere le partite. E devo pensare ai miei figli».
Suo figlio Leonardo si è laureato durante questo periodo di isolamento...
«Ha conseguito la laurea triennale di Economia, Marketing e Management alla Bocconi. Già sta affrontando gli esami della laurea specialistica».
Suo figlio Lorenzo gioca a pallacanestro, allenato proprio da lei alla Pielle.
«All'inizio questa situazione aveva suscitato qualche dubbio, ma in realtà ha rinsaldato il nostro rapporto». — M.B.
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