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L’emergenza non frena i progetti del Pisa Paletti: «Centro sportivo e stadio sono priorità»
Il vicepresidente rassicura i tifosi: «Il nostro modello resta l’Atalanta, brava anche a far crescere i suoi gioielli in casa»
pisa
Il vicepresidente del Pisa Mirko Paletti parla per la prima volta con Il Tirreno e ci racconta del sostegno dato dalla Fondazione Paletti-Ricci all’ospedale di Cisanello per fronteggiare all’emergenza coronavirus. L’imprenditore milanese parla anche dell’amore per la squadra nerazzurra e dei progetti futuri del club, compreso quello di un nuovo centro sportivo in città.
Dottor Paletti, ci può parlare della vostra fondazione e di come è nata l’idea di dare una mano all’ospedale di Pisa?
«La Fondazione Paletti-Ricci nasce dall’idea di mio padre e del dottor Ricci, due self made man cresciuti negli anni Cinquanta, di fare qualcosa di concreto per la loro città, Milano. Mio padre era toscano d’origine e oggi Pisa è diventata la nostra città, non potevamo restare indifferenti alla richiesta di Giovanni e Giuseppe Corrado di dare una mano all’ospedale di Cisanello» .
In cosa consiste la donazione?
«La donazione ammonta a 10mila euro. Inizialmente avevamo pensato di inviare all’ospedale un numero cospicuo di mascherine, come abbiamo fatto per due ospedali milanesi, ma alla fine non era una strada semplice da percorrere e abbiamo preso questa strada. L’ospedale li investirà come meglio crede»
Quali sono gli obiettivi futuri della vostra fondazione?
«L’idea è quella di continuare a espanderci oltre i confini della Lombardia. Già prima di Natale avevamo fatto una donazione a una casa famiglia di Aulla che ospita bambini disabili».
Prima di diventare vice presidente del Pisa era già appassionato di calcio?
«Faccio l’imprenditore e ho sempre vissuto il calcio come uno sport e una passione, ho anche una scuola calcio a Milano. Da quando però sono diventato socio del Pisa le cose sono cambiate. Il calcio è un’industria che crea posti di lavoro e dove mangiano tante famiglie, senza contare l’importanza a livello sociale».
Questo è un momento difficile per tutto il paese e anche per il mondo del calcio, come ne usciamo?
«Nel rispetto della salute dei giocatori e della sicurezza di tutti bisogna cercare di far ripartire gli allenamenti e poi portare a termine la stagione con i verdetti del campo. Sarà difficile, ma sarebbe bello portarla a termine con il pubblico. Pisa ha un calore incredibile. Ho fatto trasferte dove c’erano più tifosi del Pisa che delle squadre di casa. Mi dispiace anche per i nostri calciatori. Questo è un gruppo davvero eccezionale, e non lo dico tanto per dire. Si è creata una vera e propria famiglia intorno al Pisa. Qui c’è un senso di appartenenza alla maglia che non esiste neppure in club di serie A».
A proposito di senso di appartenenza: lei a Trieste era una dei più contenti, che ricordo ha di quella promozione?
«È stata una giornata unica, indimenticabile. Era mancato mio padre da poco tempo e appena è finita la partita ho alzato lo sguardo verso il cielo e ho pensato a lui».
È soddisfatto di come si sta comportando la squadra in B?
«Abbiamo messo in difficoltà le grandi, soprattutto il Benevento che sta dominando il campionato, ma con noi non ha mai vinto. Anzi, ha sofferto molto. La sconfitta di Empoli brucia ancora perché arrivata in un modo che definire sfortunato è dir poco. L’unica cosa che ci è mancata finora è un pizzico di esperienza» .
L’impegno della società resta lo stesso nonostante le difficoltà economiche del momento dovute all’emergenza coronavirus?
«Ci mancheranno anche le entrate degli incassi. Pensi che speravamo ancora di arrivare a giocare qualche partita in più con i playoff. Di solito ci riescono bene. Con Corrado abbiamo la stessa visione di società e tre obiettivi fondamentali: la crescita della squadra, il restyling dell’Arena e un nuovo centro sportivo in città».
Possiamo entrare nel dettaglio?
«Intanto dobbiamo consolidare la categoria e alzare l’asticella un passo alla volta per diventare ancora più grandi. I campioni vogliamo farli crescere in casa. Per quanto riguarda lo stadio siamo fiduciosi. L’amministrazione comunale sta lavorando bene. Purtroppo l’emergenza coronavirus ci ha un po’ frenato, ma lo stadio resta una priorità. Abbiamo la fortuna di avere un impianto a due passi dalla Piazza dei Miracoli, va valorizzato non solo per il calcio. Sarebbe bellissimo ospitare anche dei grandi eventi, magari dei concerti».
E per quanto riguarda il centro sportivo ci sono novità?
«Vogliamo creare una Pisanello del calcio non troppo lontana dallo stadio. Il progetto è già ben avviato per creare un centro all’interno del comune di Pisa, ma non posso svelare altro. È fondamentale avere a disposizione un luogo dove si allenino tutte le nostre squadre, dai ragazzi di D’Angelo a quelli più piccoli. Un posto dove anche i tifosi possono venire a vedere gli allenamenti e le partite delle giovanili».
«C’è un modello a cui vi ispirate?
«Quello dell’Atalanta, società che ha puntato su questi tre fattori: far crescere i campioni in casa, la ristrutturazione dello stadio e un centro sportivo efficiente. Sono state le armi vincenti di quella che oggi è probabilmente la squadra che gioca il miglior calcio in Italia». —
Andrea Chiavacci
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