Gioco
D’Angelo: «In questo Pisa mi sarebbe piaciuto anche... fare il calciatore»
Il tecnico nerazzurro: «La dedizione al lavoro e la ricerca costante della vittoria sono le nostre caratteristiche migliori»
PISA
Arrivato a Pisa nell’estate 2018, accolto anche da un po’ di scetticismo, Luca D’Angelo in breve tempo ha conquistato e convinto tutti per il suo carattere schivo e al tempo stesso schietto, per la sua professionalità e per aver saputo dare un’identità alla squadra nerazzurro.
A livello di gioco, squadra sempre propositiva e poco incline a speculare sul risultato, ma soprattutto sotto il profilo umano. E poi arrivano i risultati: la promozione in B conquistata ai playoff dopo una splendida rimonta, il Pisa era decimo all’inizio di febbraio 2019, e un torneo cadetto, fino allo stop del marzo scorso, in linea con gli obiettivi di una neopromossa.
D’Angelo ora è tornato a parlare dopo quasi due mesi dall’ultima intervista, quella dopo il derby vinto per 1-0 a porte chiuse con il Livorno, e lo ha fatto rispondendo proprio alle domande di alcuni tifosi sul canale Instagram della società nerazzurra.
Come sta dirigendo la squadra in allenamento?
«I nostri ragazzi sono quotidianamente monitorati tramite un lavoro stilato dal nostro preparatore atletico Marco Greco. Si tratta di un lavoro prettamente fisico, per ovvi motivi, che consiste in 6 giorni di attività e uno di riposo. L’augurio di tutti noi è che si possa tornare al più presto a poter parlare di tattica e di tecnica».
Che campionato è quello cadetto?
«È un torneo avvincente, come sempre, e fisico con ottimi spunti dal punto di vista tattico, e squadre che dispongono di calciatori in grado, con un singolo colpo, di farti vincere delle partite che magari non meriteresti nemmeno di vincere: ma questo fa parte del gioco e delle singole qualità di ogni formazione».
Le sarebbe piaciuto giocare nel suo Pisa?
«Mi sarebbe piaciuto molto. Anche perché sarei stato titolare inamovibile e con fascia di capitano (ride, ndr). Soprattutto perché la nostra squadra fa della dedizione al lavoro, della ricerca costante della vittoria, una delle caratteristiche migliori. Mi sarei trovato alla grande a giocare con i nostri ragazzi».
Si sofferma mai a guardare la Curva Nord durante le partite all’Arena?
«Tutte le volte! Perché mi piace guardare la nostra curva così piena e colorata. È indelebile, nella mia mente, la coreografia fatta in occasione della finale playoff con la Triestina: qualcosa di veramente emozionante per tutti noi».
Cosa disse ai ragazzi prima della gara di Trieste?
«Ho detto tante cose, però credo che la cosa più importante ed incisiva, che mi venne spontanea, la dissi appena uscito per il riscaldamento quando vidi lo stadio praticamente già pieno. Dissi ai ragazzi che i nostri tifosi erano in numero nettamente inferiore rispetto ai tifosi triestini, ma erano più rumorosi e più organizzati nel fare il tifoso e per questo avremmo giocato ugualmente in casa, nonostante tutto» .
Se il Pisa fosse un dolce, che dolce sarebbe?
«Un tiramisù. Perché è il mio piatto preferito e perché in questi momenti di non grande allegria aiuterebbe a tirare su il morale di tutti». —
Andrea Chiavacci
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