Toscana
«All’Arena emozioni forti Spero di restare qui a lungo»
L’attaccante nerazzurro si “confessa” ai tifosi: «Il mio idolo? Del Piero Ho cercato di somigliare a Stefan Schwoch però lui è un bomber vero...»
PISA
Dopo Stefano Gori è toccato a Gaetano Masucci rispondere alle domande dei tifosi nerazzurri sui canali social del Pisa. Sulle stories Instagram del Pisa Sporting Club sono stati selezionati alcuni dei quesiti più interessanti per l’attaccante che dal gennaio 2017 veste la maglia nerazzurra ed è uno dei calciatori più amati dalla tifoseria per qualità tecniche e spirito di sacrificio.
Quando hai iniziato a giocare a calcio?
«Da piccolissimo, a cinque anni, con la squadra del paese dove sono cresciuto in provincia di Avellino. La vera svolta però c’è stata a 14 anni quando sono partito da casa per andare a giocare nelle giovanili del Torino. Quella è stata una tappa molto importante».
A quale giocatore ti ispiri?
«Fin da bambino essendo un tifosissimo della Juventus il mio idolo era Alex Del Piero. Purtroppo madre natura non mi ha dato le sue doti. Più avanti negli anni ho avuto la fortuna di allenarmi con un giocatore che stimo tanto come Stefan Schwoch. Per caratteristiche potevo essere simile a lui, però lui è un bomber vero e io purtroppo no. Non mi sono mai perfezionato nella fase realizzativa».
Quando passi il sale a tua moglie lo fai ancora in rovesciata?
«No, adesso non lo faccio più. Sono un po’ vecchietto e a queste cose ci sto più attento durante la settimana. Le rovesciate le faccio solo in campo».
È vero che possiedi un talento da chef?
«Chef direi di no, però amo cucinare. Lo faccio fin da quando ero ragazzino. Piatti preferiti non ne ho, ma adesso che stiamo di più a casa ho cucinato tanti risotti. Ho rispolverato la mia specialità con il risotto bresaola e provola affumicata».
Quale significato hanno le tue esultanze dopo un gol?
«Le due esultanze sono state create dai miei due figli. Il primo gesto (quando Masucci si porta la mano all’orecchio roteandola, ndr) è di Anita, la più piccola. Quando fa così significa che i pensieri brutti vanno via e arrivano quelli belli. Il secondo (quando si porta la mano alla bocca, ndr) è stato ideato da Alessandro, il più grande, e rappresenta una A che è l’iniziale sua e della sorella».
Quali sono i giocatori più forti che hai affrontato da avversario?
«Ce ne sono stati tanti. Se devo fare dei nomi scelgo due leggende come Buffon e Totti».
Quali sono le emozioni che provi quando giochi a Pisa?
«L’Arena Garibaldi è uno stadio unico, dove si respira un’aria speciale. Ho avuto la fortuna di provare tante emozioni in questo stadio, forse le più forti della mia carriera. Spero di provarle ancora per tanto tempo». —
Andrea Chiavacci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
