Gioco
Il 22 assemblea di Lega Ripresa a scaglioni? L’ipotesi dei medici Figc
Il Pisa favorevole a concludere la stagione sul campo Ma si tornerà a giocare solo se lo farà il torneo maggiore
pisa
«Gravina ha pensato a una ripresa scaglionata, prima la serie A, poi pian piano la serie B e la serie C». Così Paolo Zeppilli, capo della commissione medica della Figc, ieri a Rai News. «Noi abbiamo solo preparato un protocollo di ritorno per garantire la massima sicurezza possibile al gruppo squadra, il minimo indispensabile per riprendere gli allenamenti. Ma non siamo noi a decidere del ritorno in campo».
La Lega B si riunirà di nuovo mercoledì 22 in assemblea straordinaria, in teleconferenza come le ultime volte.
All’ordine del giorno non ci sono questioni tecniche riguardanti la ripresa o meno del campionato: la serie B non può fare altro che aspettare cosa decidono Federcalcio e Lega A. Il motivo lo ha spiegato ieri Repubblica: «Senza la mutualità della A, la distribuzione del 6% dei ricavi almeno la metà fra le società di B finirebbero in ginocchio. Quel denaro è vitale: vale dai 2 ai 2,5 milioni a club, necessari per attutire eventuali mancati introiti da Dazn, se il torneo non dovesse ricominciare, ipotesi non ancora esclusa».
Continua Repubblica: «Ma la cristallizzazione dell’attuale classifica senza playoff e playout - promozione in A per Benevento, Crotone e Frosinone, retrocessione in C per Livorno, Cosenza e Trapani, sostituite dalle tre dominatrici della terza serie, Monza, Vicenza e Reggina - si presta al rischio dei ricorsi».
Riguardo alla ripresa o meno, la posizione del Pisa è stata ribadita dal presidente Giuseppe Corrado al Tg3 regionale:«Purtroppo la situazione non è facile ma non c’è alcuna fretta, dobbiamo avere sicurezze: se quello che importa è la salute, non importa quando si riparte, dobbiamo farlo nelle condizioni giuste. Io sono favorevole a concludere la stagione sul campo».
Va da sé che non sarà il Pisa a decidere. Né tantomeno le altre singole società. “Fare sistema” non è più un obiettivo da perseguire ma un’imposizione che viene dai fatti (emergenza Covid-19) e dai rapporti di potere che seguono una piramide: Fifa e Uefa (il Comitato esecutivo è previsto per il 23) al vertice, Figc e Lega di serie A decidono e chi sta sotto si adatta, sennò niente soldini.
Se il calcio, ridimensionandosi, trovasse una vera autonomia finanziaria dei singoli club, il Pisa forse sopravviverebbe, ma la grande maggioranza dei club cadetti e di C assolutamente no perché non generano profitti compatibili con il professionismo.
Intanto i “grandi” continano a battibeccare. Giovanni Malagò, presidente del Coni, è partito all’attacco dalle colonne del Corriere dello Sport: «Senza voler fare polemica, per carità, io avrei chiuso dentro una stanza la Federcalcio, la Lega di A, l’Assocalciatori, gli allenatori, le televisioni e gli organismi internazionali, Fifa e Uefa, e non li avrei fatti uscire finché non avessero prodotto un documento condiviso. La stessa cosa per B e Lega Pro».
Mentre invece «si procede a vista, per ipotesi, con una conflittualità che danneggia qualsiasi progettualità. Gravina lo sento tutti i giorni, comprendo le difficoltà del momento e capisco che voglia portare a termine la stagione. Parla di luglio, agosto, settembre, ottobre, addirittura della prossima serie A articolata in due gironi con i playoff e i playout. Quello che manca è un piano preciso, chiaro, praticabile e convincente».
La Lega di serie A ha subito ribattuto manifestando «stupore per la leggerezza e l'ingerenza del presidente del Coni». E la stessa Lega aggiunge che «ci si augura in un momento di grande difficoltà per il Paese, che ogni istituzione lavori, con senso di responsabilità, in modo costruttivo e propositivo per il bene comune, senza creare, come dice il presidente del Coni, conflittualità che danneggino qualsiasi progettualità». —
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