Il Tirreno

Pisa

la ricorrenza 

Auguri, Sporting Club! Fra dolori e grandi trionfi il Pisa compie 111 anni

Andrea Chiavacci

Una storia iniziata nel 1909 in piazza San Paolo a Ripa d’Arno con uno scudetto tricolore sfiorato e due Mitropa Cup

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PISA

Una passione e un amore lungo 111 di storia. Una passione, due soli colori: il nero e l’azzurro. Questi colori il 9 aprile del 1909 non erano ancora stati scelti quando in una cantina di una casa vicino a piazza San Paolo a Ripa d’Arno, di proprietà di Piergentino Valori, nasce il Pisa Sporting Club. Un episodio raccontato lo scorso anno al nostro giornale dal dottor Walter Giomi, nipote di Valori. Quella cantina diventa in pratica la prima sede ufficiale del club. Oltre a Valori, nominato cassiere del club, tra i 21 soci fondatori ci sono Enrico Canti, primo presidente del Pisa, e Ferruccio Giovannini, futuro giornalista, al quale si devono i colori nerazzurri. Con i primi risparmi si comprano le maglie con i laccetti e il primo pallone di cuoio. Si gioca un po’ ovunque, ma quando il Pisa non ha ancora compiuto tre anni si presenta la prima sliding door della storia nerazzurra. Due squadre di calcio sono troppe per la nostra città e quindi il 28 gennaio 1912 si decide di giocare la partita della vita tra il Pisa Sporting Club e l’Alfea. Chi vince rappresenterà Pisa, chi perde dovrà farsi da parte. Si gioca al campo Abetone sotto una pioggia battente. Succede tutto nel secondo tempo. Il Pisa sbaglia un rigore con Mattiello, complice il terreno pesante, poi l’Alfea passa in vantaggio con Eschini a 25 minuti dalla fine. Il destino sembra colorare il calcio pisano di granata, la maglia dell’Alfea, ma negli ultimi 10 minuti Mattiello si riscatta e realizza il pari, poi serve ad Eschini la palla del definitivo 2-1. In campo Mattiello aveva messo una rabbia enorme, non tanto per il rigore fallito ma perché sembra che un giocatore dell’Alfea ronzasse intorno alla sua ragazza. Forse è anche grazie a lei che siamo diventati nerazzurri per sempre.

Da quel momento è una lunga vita fatta di alti e bassi. Dopo la fine della prima guerra mondiale guerra il Pisa grazie al presidente Giacomo Picchiotti e alla guida del mao ungherese Josefz Ging arriva a giocarsi addirittura lo scudetto nel 1921 in una contestatissima finale a Torino persa 2-1 con la Pro Vercelli.

Verso la fine degli anni Venti c’è una prima crisi, poi negli anni ’30 e ’40 la squadra si stabilizzerà con continuità in serie B vantando tra le proprie fila anche due campioni olimpici a Berlino 1936 come Carlo Biagi e Sergio Bertoni, quest’ultimo campione del mondo a Parigi nel 1938.

Dopo la seconda guerra mondiale la squadra sfiora la serie A, di nuovo con il presidente Picchiotti, nel 1947-48, poi inizia una lenta discesa che porterà il Pisa a giocare addirittura in Promozione nel 1956-57. In quella stagione gioca la sua ultima partita in nerazzurro Enzo Loni, bomber all time della storia nerazzurra con 78 reti. Con l’allenatore livornese Umberto Mannocci il Pisa torna in B nel giro di due anni, ma l’uomo della prima grande svolta sarà il presidente Giuseppe Donati che riporta la squadra prima in B e poi addirittura in A nella stagione 1967-68.

Gli anni Settanta sono segnati soprattutto da tanta serie C e dall’esplosione di Marco Tardelli. Ma il vero boom arriva nell’estate del 1978 con l’acquisto del Pisa da parte di Romeo Anconetani. Da quel momento niente sarà come prima. Romeo porta il Pisa ad imporsi su palcoscenici come San Siro, il San Paolo e il comunale di Torino, vince due Mitropa Cup.

La favola di Anconetani finirà con il fallimento del 1994: si ripartì dall’Eccellenza. In 26 anni qualche lampo, tre promozioni in B, e tanti momenti bui tra i quali un altro fallimento del 2009, con Luca Pomponi presidente, proprio nell’anno del centenario. L’ultima gioia è quella, gloriosa, di Trieste. L’attuale società sta cercando di costruire il futuro. Una cosa non da poco è quella di aver ritrovato il nome originale.

Il Pisa in tv. Stasera alle 22 speciale “Il Neroazzurro” Pisa 111 su 50 Canale. —

Andrea Chiavacci

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