Gioco
Oggi l’assemblea di B I club col fiato sospeso per capire se e quando si potrà riprendere
Bettini, un curioso retroscena: dopo il gol al Livorno non potè rimettere piede a casa sua per sei mesi
pisa
Con un comunicato pubblicato ieri sul proprio sito, il Pisa Sporting Club si è unito al cordoglio per la scomparsa di Giorgio Bettini, 85 presenze in maglia nerazzurra tra il 1960 e il 1963. «Il presidente Giuseppe Corrado – scrive il Pisa – a nome di tutta la società si stringe attorno alla famiglia e agli amici di Giorgio Bettini in questo doloroso momento». Bettini si è spento, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Onna, a L’Aquila, dove viveva da qualche anno insieme alla moglie Rossella. Nato a Livorno il 7 febbraio 1934, nel 1960 approdò al Pisa, in serie C, e lì fu protagonista di un altro episodio rimasto negli annali. In un derby giocato nel 1962 contro il Livorno a Livorno segnò il gol della vittoria dei nerazzurri. E a questo proposito, i nostri colleghi de Il Centro ricordano un gustoso retroscena. «L’assist glielo fece Paolo Rossi (suo compagno anche a L’Aquila, ndr) – ricorda Fernando Vaccarelli, suo ex collega allenatore –. Dopo quella partita non poté rimettere piede a casa sua per sei mesi!».
Il Pisa, come tutti i club, è in attesa di sapere se e quando si riprenderà a giocare. Ci sono le parole, certo. E ci sono i fatti: questi ultimi possono non piacere, ma di essi bisogna tenere conto. Ferme restando le incognite legate all’andamento della pandemia, che sono assolutamente dirimenti rispetto al resto, il calcio, così come tutti i settori che producono e/o muovono reddito, si interroga su come uscire dallo stallo. Se la stagione va a monte, lo Stato ci perde non meno di 500 milioni di euro (stimiamo la perdita di un terzo del gettito fiscale annuale proveniente dalla sola serie A), lo stesso massimo campionato rischia il collasso. E se collassano i “big” crolla anche il resto del circo, i contributi - pochi, in proporzione - provenienti dalla stessa serie A sono necessari per far quadrare a malapena i bilanci e si mettono a repentaglio circa 300mila posti di lavoro. Il pallone infatti non dà da mangiare solo a Cr7 e Lukaku ma anche a tanti calciatori con pretese infinitamente minori, allenatori, collaboratori, magazzinieri e fornitori.
La Lega di serie A ha convocato per oggi un’assemblea in via d’urgenza, ovviamente in videoconferenza, per parlare delle linee guida. E la stessa cosa aveva già annunciato da giorni la Lega di serie B, che farà proseguire l’assemblea tenuta aperta in queste settimane «in modo da seguire costantemente l’evolversi e gli effetti dovuti all’emergenza coronavirus». Sulla piattaforma online il presidente Mauro Balata condividerà con i club le risultanze dei tavoli aperti con la Federazione e con altre componenti dove la Lega ha portato proposte per la salvaguardia della categoria e del sistema.
Ieri il presidente dell’Associalciatori Damiano Tommasi ha detto a Rai News 24: «Se abbiamo tempo di chiudere i campionati, è ovvio che tutti vorremmo farlo. Ma il processo decisionale oggi parte dalla comunità scientifica e speriamo ci siano le condizioni per ripartire per chiudere prima del 3 agosto, così come chiesto dall’Uefa. Il taglio degli stipendi? Con la Lega Pro abbiamo provato una soluzione collettiva. Con la Lega serie A non siamo entrati nei dettagli, anche perché le prime scadenze sono il 20 aprile. Oggi non sappiamo se si chiuderà prima, anche perché la Uefa e l’Eca chiedono di provare a chiudere le stagioni. I calciatori, come sempre fatto, faranno la loro parte».
Il presidente della Figc Gabriele Gravina si è spinto ancora più oltre: «Serie A fino a settembre-ottobre? È un’ ipotesi», ha dichiarato in un’intervista concessa a Enrico Varriale, vice direttore di Rai Sport per la Domenica Sportiva. «L’unico modo serio di gestire un’emergenza seria di questo tipo è quello che dobbiamo comunque chiudere le competizioni della stagione 2019-2020 in questo anno. Stiamo lavorando su tutta una serie di ipotesi per gestire al meglio questa situazione. Una data ipotizzata per ripartire è quella del 17 maggio ma sappiamo, e lo sottolineo ancora una volta, che è una ipotesi».
Al lavoro sui protocolli per la possibile ripresa c’è la commissione medica della Federcalcio presieduta dal professor Zeppilli. Il gruppo di lavoro stilerà un programma per l’eventuale ritorno in campo che sarà una linea guida per i singoli club. —
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